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Giovedì, 13 Giugno 2024
Cronaca

Disabili, a rischio i mezzi per muoversi. «Non rispettano le norme ministeriali»

L'allarme lanciato dall'Associazione europea per l'informazione e per i diritti. Dieci i mezzi in provincia coinvolti

ANCONA - In diversi comuni anconetani i cittadini con disabilità potrebbero rimanere privi di servizi legati alla mobilità, poiché i mezzi che utilizzano molte associazioni, secondo quanto indicato in una circolare del ministero degli Interni, non rispettano le normative vigenti. Quelli che erano nati come progetti sociali per agevolare il trasporto gratuito per i disabili o per i cittadini in difficoltà, a causa della loro violazione della norme in vigore, giuste o sbagliate che siano, rischiano di trasformarsi in un problema sociale. A lanciare l'allarme è l'Associazione europea per l'informazione e per i diritti.  «Il tema è la circolazione di mezzi di trasporto con spazi pubblicitari di terzi applicati alla carrozzeria a titolo oneroso – spiega Annunciata Mottini, presidente - quando non svolgono servizio pubblico di linea. Violerebbero palesemente il combinato disposto dell'articolo 57 del regolamento di attuazione del codice della strada e dell’art 23 del codice della strada. Mezzi fermi, o a rischio di sospensione del servizio. Malgrado ciò, il mercato della pubblicità su questi veicoli muove interessi economici nell’ordine di almeno 20 milioni di euro l’anno, plausibilmente 30, concentrati su pochissimi attori, quasi tutti emiliani. Si vedano i risultati della ricerca google inserendo le locuzioni “progetto trasporto solidale”, “mobilità gratuita”, “mobilità garantita” e simili. Ognuno di questi veicoli, dal costo a nuovo di 30-35mila euro, rende alle società commerciali che operano
in questo mercato e che poi li forniscono in comodato alle associazioni che li utilizzano, tra i 100 mila e i 200 mila euro a mezzo ogni due anni (in alcuni casi ogni 4 anni)».

La soluzione? «Fare chiarezza e dare immediata e piena attuazione alla legge 120 del 2010, articolo
5, comma 4, che permetterebbe innanzi tutto alle associazioni no profit di finanziare i propri mezzi – dice la presidente - e di farli circolare liberamente, nonché di porre all’attenzione della Corte Costituzionale la valutazione sulla legittimità delle norme attuali, nell’interesse dei cittadini, delle associazioni e degli stessi operatori economici del settore». In provincia di Ancona sarebbero almeno dieci i mezzi che circolano con spazi pubblicitari di attività locali a Castelfidardo, Falconara, Jesi, Osimo e Ancona. Autovetture a tetto alto in uso alle associazioni del territorio, talvolta direttamente al Comune, che prima di essere messe in servizio rendono anche più di 100mila euro alle società che organizzano la raccolta pubblicitaria e che rimangono proprietarie dei mezzi. Da alcuni giorni il problema è stato attenzionato anche nell’anconetano dalla “Associazione Report EPS”, che facendo chiarezza sul fatto che le norme esistono e vanno applicate intende però promuovere una urgente azione parlamentare affinché siano emanati i decreti attuativi favorevoli alle associazioni, perché una legge a cui dare attuazione
esiste già dal 2010.

«Secondo quanto chiarito dalla circolare del Ministero degli Interni – dichiara l’Associazione Report per i Diritti e per l’Informazione APS, che sta seguendo il caso anche nelle Marche – è urgente colmare immediatamente un vuoto normativo che si trascina dal 2010 in mancanza dei decreti attuativi di una legge già esistente. Il rischio è che i cittadini più deboli rimangano privi di servizi. Riteniamo inoltre che il caso debba anche essere urgentemente sottoposto anche alla Corte Costituzionale, poiché la norma attuale è riferita ad un decreto del Presidente della Repubblica che, regolamentando l’art. 23 del codice della strada, ha introdotto anche divieti già messi in discussione da una sentenza della Corte di Cassazione, che però non fa giurisprudenza. Ciò affinché sia ripristinato il necessario equilibrio tra la necessità di mobilità dei cittadini, l’attività lodevole delle associazioni del territorio e i legittimi interessi degli operatori economici di questo particolare settore della pubblicità».

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