Disabile e malato, dopo il carcere è in mezzo alla strada: il fallimento del sistema giustizia

Dopo 2 anni di carcere a Montacuto ha scontato il proprio conto con la giustizia, ma di fatto oggi lui, un 50enne di Falconara, è in mezzo ad una strada

Foto di repertorio

E’ disabile e malato, non può tornare a casa e i Servizi sociali non possono occuparsi di lui per una questione burocratica. Dopo 2 anni di carcere a Montacuto ha scontato il proprio conto con la giustizia, ma di fatto oggi lui, un 50enne di Falconara, è in mezzo ad una strada. In queste ore, i suoi avvocati Michele Carluccio e Chiara Carioli (foto in basso) stanno lavorando per cercare una soluzione dignitosa per l’uomo, anche grazie all’impegno del Garante dei diritti del detenuto, l’avvocato Andrea Nobili. 

L'insorgenza della malattia

Lui è entrato in carcere senza problemi fisici, ma durante la detenzione ha accusato una serie di problematiche, che lo hanno portato progressivamente a non muovere più la parte destra del corpo. Tanto che da quella volta si è ritrovato su una sedia a rotelle, accudito da un altro detenuto ( retribuito ) che lo ha aiutato nella deambulazione. Un problema psicologico e neurologico? E’ il sospetto dei suoi legali, che però non hanno mai avuto una diagnosi chiara. Manca una certificazione che sarebbe dovuta arrivare dai medici del carcere di Montacuto ed è per questo che i Servizi sociali del comune di Falconara hanno le mani legate. Ufficiosamente il procedimento di riconoscimento dell’invalidità è iniziato, ma ad oggi non vi è nessuna diagnosi nero su bianco. 

Il rifiuto del Tribunale di sorveglianza

Troppo malato per stare in carcere, così gli avvocati hanno fatto richiesta di detenzione domiciliare, anche se la casa é un appartamento occupato, con barriere architettoniche, nel quale vivono la moglie e le figlie, incapaci di gestire un situazione del genere. Richiesta rigettata dal Tribunale di Sorveglianza.

L'idea della struttura di accoglienza

A quel punto i legali hanno tentato la via della struttura di accoglienza sanitaria per consentire un'espiazione decorosa della pena commessa. Anche lì problemi perché nessuno era disposto a far fronte alla retta mensile per la degenza. Lo Stato non c’è e la possibilità sfuma.

Il quadro clinico peggiora 

Intanto il 50enne veniva colto da frequenti crisi e, nel corso dell'ultimo anno, veniva quasi settimanalmente trasportato all'Ospedale Regionale di Torrette per controlli e monitoraggi grazie all’impegno degli agenti della Polizia Penitenziaria. Inoltre, negli ultimi sei mesi, il rapporto con la moglie si è deteriorato, anche in conseguenza delle difficoltà di una detenzione in condizioni precarie. Tanto che la compagna non si è più resa disponibile ad accoglierlo nella casa. 

Il commento degli avvocati 

«Credo ci sia una macroscopica mancanza di organizzazione di tutti gli operatori che a vario titolo sono intervenuti e che avrebbero  dovuto collaborare costruttivamente al fine di facilitare il detenuto nel percorso di reinserimento - affermano gli avvocati Carluccio e Carioli - Tanto più per una persona con le problematiche di salute, economiche, personali e sociali sopra accennate».

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Il futuro senza dignità

Alla fine, nonostante tutto sia noto al personale medico del carcere, agli educatori, agli psicologi, agli assistenti sociali dell' UEPE (Ufficio per l’esecuzione Penale Esterna) e agli assistenti sociali del Comune di Falconara Marittima, oggi il 50enne falconarese uscirà dal carcere: libero, ma abbandonato a se stesso fuori dal cancello della casa circondariale, con buona pace del diritto alla salute e del finalismo rieducativo del sistema penitenziario.

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