Il carcere cade a pezzi, si fa male anche un disabile: soccorso da un detenuto

«Mi hanno chiesto di tornare in ufficio solo due giorni prima, con una raccomandata. Quando sono entrato nella mia postazione però ho trovato il caos»

Foto di repertorio

E’ tornato dallo smart working e ha trovato il suo ufficio trasformato in un deposito di scrivanie, scatoloni di mascherine imballate e con il condizionatore che sputava fuori un mix di frescura e polvere. Poteva andare peggio? Sì, e così è stato per Antonio Mignone. Lo scorso 25 agosto il 67enne centralinista del carcere di Montacuto, affetto da sclerosi multipla, è scivolato sul pavimento della piccolissima toilette bagnato dalla perdita di un condizionatore. Il primo a sentire le sue grida è stato un detenuto autorizzato a svolgere attività lavorative, che ha chiamato i soccorsi allertando il personale medico del carcere. Trauma al braccio destro, ambulanza, trasferimento al pronto soccorso in codice giallo e 15 giorni di prognosi. «Il condizionatore scaricava sul pavimento del bagno, sull'ambulanza ero bagnato fradicio e dolorante- racconta Antonio- ora il mio furgone è ancora parcheggiato a Montacuto e la carrozzina a rotelle è davanti al mio ufficio. Se devo muovermi in casa devo usare quella di mia suocera». La rabbia di Antonio cresce quando pensa ai 4mila euro spesi di tasca sua per trasformare il suo appartamento nel centralino del carcere: «Mi avevano comunicato di tornare in ufficio il 1 agosto avvisandomi con una raccomandata appena due giorni prima, a fine fine luglio intanto avevo già pagato altre tre mensilità anticpiate di abbonamento alla linea». 

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L’infortunio di Antonio si aggiunge alla cronistoria di un carcere vecchio e problematico, definito in passato "polveriera" dal Garante dei diritti dei detenuti l'avvocato Andrea Nobili, che non è stato l'unico a denunciare condizioni precarie: lo hanno fatto anche i sindacati della polizia penitenziaria, i cui agenti, in sottorganico, si trovano a gestire centinaia di detenuti, tra cui anche i boss della criminalità organizzata, capaci di nascondere telefonini nelle parti intime per comunicare con l'esterno. Criticità che, in passato, hanno anche portato ad aggressioni agli agenti della polizia penitenziaria, come anche casi di autolesionismo da parte dei detenuti. A poco bastano e corsi di teatro per chi sconta la pena, a volte costretto a convivere con gravi problemi di salute, come Mevsudin Junuz, l'anconetano abbandonato fuori dal carcere su una sedia a rotelle che parlò di una esperienza violenta a disumanizzante. 

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