Cronaca

Entra col profilo Facebook dell'ex e la diffama, 25enne patteggia per stalking

Il giovane, al di là del patteggiamento della pena, ha comunque esternato il suo pentimento in sede penale e ha fatto recapitare una lettera indirizzata alla sua ex fidanzata in cui le chiedeva scusa per quanto accaduto

Per mesi ha perseguitato la sua ex fidanzata, al punto da entrare su Facebook con il suo account e postare una frase agghiacciante: “Sono una grande prostituta perché faccio sesso con degli sconosciuti. Prossimamente video per i fan”. Un post diffamatorio, capace in un solo istante di demolire la dignità della ragazza, la cui unica colpa era stata quella di aver messo fine alla storia con lui: un 25enne di Ancona. Per non parlare del terrore provato dalla giovane all’idea che lui, l’uomo che fino a poco tempo prima aveva giurato di amarla, potesse caricare su internet chissà quale filmato. Così il 25enne era finito sotto accusa per stalking, reato per cui oggi (martedì) ha patteggiato 10 mesi di reclusione con pena sospesa di fronte al Gup Paola Moscaroli. Il giovane, difeso dall’avvocato Davide Mengarelli, ha comunque esternato il suo pentimento per quanto successo e ha fatto recapitare una lettera indirizzata alla sua ex in cui le chiedeva scusa per tutto.

Così forse si chiude un incubo per la ragazza, che a processo si è fatta rappresentare dall’avvocato Federica Battistoni (in foto) e dal suo collaboratore Enrico Gasparroni. E’ stata l’avvocatessa dorica a costituirsi parte civile, presentando in sede penale diversi elementi indiziari a carico dell’imputato. Tra questi anche la foto del cofano della macchina della ragazza dove un giorno è comparso un simbolo fallico inciso sulla carrozzeria. Chi poteva averlo fatto? Secondo la pubblica accusa, rappresentata dal pm Ruggiero Dicuonzo, nessun altro se non l’imputato. 

Ma questi sono solo alcuni degli episodi di violenza psicologica perpetrata per diversi mesi a partire dal dicembre 2014 nei confronti della vittima. Sì, perché il Federica Battistoni copia-225enne non poteva accettare la fine di quella storia durata 2 anni. Lei doveva pagarla e allora andava annichilita, distrutta dove faceva più male: nella dignità di essere donna. Così ogni tanto il giovane stalker si recava sul posto di lavoro di lei e la insultava davanti a colleghi, amici, superiori. Secondo le accuse, in altre occasioni avrebbe anche bucato le gomme dell’auto della parte offesa. Chiamava continuamente la ragazza e sua madre, dichiarando insistentemente di essere stato tradito. Era questa l’idea fissa che lo aveva trasformato da innamorato a persecutore. E mentre le chiamate e gli sms aumentavano, la ragazza viveva sempre più nella paura e nell’ansia di essere braccata. «Adesso vedrete. Questo è solo l’inizio» scrisse lui in un sms.

Ma la verità è che la Procura di Ancona ha messo fine a questa storia indagando lo stalker che, alla fine, ha patteggiato la pena e ha chiesto scusa per tutto, dimostrando di essersi pentito e di voler guardare avanti. 

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