Estorsioni e truffe, i tentacoli dei clan calabresi: allarme per le infiltrazioni criminali

La Direzione Investigativa Antimafia evidenzia i pericoli per il territorio anconetano: «Non si registrano radicamenti, ma presenze occasionali di affiliati»

Foto di repertorio

Una regione dalla significativa capacità produttiva in vari settori, dall’agroalimentare al manifatturiero e al turistico, per questo esposto agli interessi delle organizzazioni criminali, specie per riciclare e reinvestire i capitali illeciti. Così viene descritto il territorio marchigiano nella relazione semestrale gennaio-giugno 2019 consegnata dalla Dia (Direzione investigativa antimafia) al Ministro dell’Interno.

La mafia calabrese

Le Marche si trovano in una posizione geografica di centralità e rappresentano uno snodo fondamentale nell’ambito della rete dei collegamenti tra nord e sud. Il porto di Ancona, in particolare, è una porta verso l’Oriente, un crocevia di scambi, anche di merci illecite. «Per quanto la regione non abbia offerto elementi di riscontro circa il radicamento delle mafie nazionali - si legge nella relazione - si sono tuttavia registrate, come in passato, presenze occasionali di affiliati». Il riferimento è ai soggetti vicini ai clan della ‘Ndrangheta e, nello specifico, dei crotonesi della ‘Ndrina Grande Aracri, i cui tentacoli si sono allungati nel territorio anconetano, come ha evidenziato l’operazione “Terry”, condotta dai carabinieri nel territorio di Padova, con il coinvolgimento, sia pure marginale, anche della provincia di Ancona: l’indagine si era conclusa a febbraio con l’arresto di 7 calabresi collegati alla Grande Aracri, con l’accusa di estorsione e truffa aggravata dal metodo mafioso ai danni di imprenditori che a loro si erano rivolti per risolvere problematiche aziendali. 

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Droga e traffici illeciti

Nella relazione si evidenzia lo sviluppo di altre attività criminali, anche se non connesse a contesti mafiosi, nel settore dello spaccio: vengono citati l’arresto da parte dei carabinieri di un artigiano albanese di 30 anni, residente ad Osimo, trovato in possesso di oltre 7 chili di marijuana e cocaina nel febbraio scorso e la retata di marzo che ha portato alla cattura di 7 marocchini (con 27 indagati) dediti al traffico di super hashish ribattezzato Barbuka. La Dia suggerisce di non sottovalutare il fenomeno dello smaltimento illecito di rifiuti, evidenziato dall’operazione Raehell di aprile, con l’arresto di 12 imprenditori italiani responsabili di aver organizzato lo stoccaggio illecito di 11mila tonnellate di rifiuti pericolosi: erano accatastati anche in due depositi di Agugliano e Falconara e, nell’ambito dell’indagine, è stata sequestrata un’azienda con sede legale ad Ancona. Infine, nella relazione si ricorda un’operazione della Guardia di Finanza che ad aprile ha portato alla luce delle irregolarità nell’aggiudicazione di una gara per l’assegnazione di un finanziamento pubblico da 95mila euro: una truffa realizzata con atti pubblici falsificati da imprenditori e funzionari amministrativi compiacenti. 

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