Danni durante la demolizione e ombre sul recupero: «Sequestrate l’ex Dreher»

Parla l'ingegnere che ha presentato gli esposti alla magistratura

Vito Macchia davanti all'ex Dreher

«Quelle mura all’ex Birrificio Dreher avevano una valenza storica e culturale, andavano salvaguardate e invece sono state demolite». A parlare è l’ingegner Vito Macchia, proprietario degli immobili fino al 1991 e incaricato nel 2007 proprio dal Comune per uno studio di approfondimento storico-architettonico preparatorio al recupero di quei fabbricati. Oggi si scaglia contro l’iter che ha portato alla demolizione della struttura facendo ricorso anche alla magistratura, chiamata a valutare l’eventuale sussistenza di illeciti penali ed erariali. I nodi che Macchia ha voluto portare al pettine nell’ultima visita esterna al cantiere sono tre. Il primo: l’ingegnere chiede conto del finanziamento di 850.000 euro rilasciato da Ministero dell’Ambiente (700.000 euro) e Regione Marche (150.000 euro) nel 2007, destinato al recupero degli immobili (su un costo complessivo di circa 4 milioni di euro): «Da quei fondi – spiega Macchia- il Comune ha attinto per demolire il fabbricato». Secondo nodo: il danneggiamento dell’ante forno dell’antica fornace in seguito alle demolizioni. Terzo: la demolizione del magazzino, quello che Macchia spiega essere parte dello stesso edificio della fornace e quindi incluso nella parte che si è deciso di salvaguardare, e dove secondo il piano originario sarebbe dovuto sorgere il “museo della frana”. Questioni che l’ingegnere ha riportato il 3 e il 4 aprile scorsi negli esposti inviati alla procura della Repubblica, procura della Corte dei Conti, Ministero dell’Ambiente, Ministero dei Beni Culturali, Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e inviati anche a Comune e Soprintendenza. Missive che allungano la serie di segnalazioni iniziata a marzo 2018. Negli ultimi documenti viene chiesta: “l'emissione immediata di sequestro preventivo almeno della parte relativa all'antica fornace e relativo ante forno ancora rimasta in piedi dopo le demolizioni eseguite in modo totalmente distruttivo dal Comune di Ancona. I danneggiamenti perpetrati al bene culturale tutelato – si legge ancora nell’esposto- costituiscono anche aggravamento del danno erariale in atto e perpetrato con finanziamento statale e regionale di 850.000,00 stanziati per il recupero degli edifici dello stabilimento ex Birra Dreher”. 

Recupero dell’area o dei fabbricati?

Nel progetto del Comune la demolizione del complesso dovrà lasciare spazio a un parco urbano. Demolire per riqualificare l’area, secondo Palazzo del Popolo mentre per Macchia, accompagnato nella visita dal consigliere comunale di Forza Italia Daniele Berardinelli (NELLA FOTO), si tratta di uno stravolgimento dei piani originari per i quali il Comune ha ottenuto il cofinanziamento. «Ai fabbricati dell’Ex Dreher è stato riconosciuto il valore storico culturale, tanto che figurano nell’elenco del piano AERCA approvato con delibera del Consiglio Regionale 172/2005 ed in particolare tra gli interventi di tipo F3, finalizzati alla valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale. Là si parla di edifici e non di area – continua Macchia - il complesso, inoltre, è tuttora catalogato tra i beni culturali della Regione Marche». La giunta comunale approvò il progetto preliminare di riqualificazione dell’area con delibera 360/2007: «Lo studio storico al quale ho partecipato ha determinato il finanziamento del progetto, nel quale era previsto anche il recupero pressoché totale degli immobili che costituivano l’ex Birrificio Dreher. Allora era tutto coerente con la linea di finanziamento del piano AERCA- continua Macchia- con il bando periferie del 2017 il progetto è stato presentato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e si prevedeva il recupero della parte più antica del complesso per farci il museo della frana». 

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La demolizione totale

Poi cosa è successo? «Con la delibera 722 del 2017 la giunta ha assunto un impegno di spesa attingendo proprio dai fondi AERCA, ma per motivazioni che non hanno a che fare con l’aspetto tecnico. Da destinazione “museo” della parte più antica- prosegue Macchia- si è arrivati alla demolizione di tutto perché da come mi è stato spiegato la Soprintendenza non ha riconosciuto il valore storico. Gli 850.000 euro erano già stati messi a bilancio dal Comune e le demolizioni sono state fatte con quello stesso capitolo di bilancio». Ma dov’è la certezza che tra le parti demolite c’è proprio il magazzino dell’antica fornace?: «Da una ricerca che ho fatto nell’archivio notarile ho trovato un atto di vendita del 1885 in cui la fornace risultava venduta insieme al magazzino e, dalla pianta, le due strutture risultavano correlate». Sulla vicenda è intervenuto anche Daniele Berardinelli: «Il Comune ha spiegato che il concetto di recupero prevedeva l’abbattimento dell’area degradata (i fabbricati erano frequentati da senzatetto, ndr). Ci sono però diversi modi per recuperare un’area e non solo buttando giù gli edifici, qui c’era anche un valore storico degli immobili. I finanziamenti servivano per il recupero totale, ora sono curioso di vedere come finirà la cosa alla Corte dei Conti». 
 

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