Delitto di via Crivelli, l'avvocato Bartolini: «A rischio la vita di Antonio»

Si pronuncia ufficialmente con un comunicato stampa l'avvocato Luca Bartolini all'indomani della decisione del Gip Antonella Marrone di trasferire il killer dei coniugi Giacconi Antonio Tagliata in un altro carcere

L'avvocato Luca Bertolini

Si pronuncia ufficialmente con un comunicato stampa l’avvocato Luca Bartolini all’indomani della decisione del Gip Antonella Marrone di trasferire il killer dei coniugi Giacconi Antonio Tagliata nel carcere di Torino. Il legale esprime tutta la sua contrarietà alla decisione e spiega il perché, in gioco, ci sia la avita dell’imputato:

“Prendo atto della decisione del G.i.p. di trasferire Antonio presso la Casa Circondariale di Torino ed esprimo il mio disappunto personale e professionale per una decisione non condivisa e non condivisibile e che appare obiettivamente inutile di fronte le impellenti necessità di cura di Antonio Tagliata. Appare singolare che in presenza di valide strutture psichiatriche nelle Marche si sia scelto di riproporre una soluzione carceraria che già si è dimostrata fallimentare ad Ascoli Piceno. Rilevo, inoltre, che così facendo si isola ancora di più il ragazzo dalla famiglia (si tratta di oltre 1100 Km tra andata e ritorno), dal consulente psichiatrico di parte e dal suo difensore. Siffatto isolamento non può certo migliorare le condizioni di salute di Antonio. Esprimo tutta la mia ulteriore preoccupazione per la situazione che si è venuta oggi a creare: in una vicenda tanto triste e cruenta nella quale si sono già perse tragicamente due vite umane non è accettabile il rischio di perderne una terza. Ben due psichiatri, tra cui uno nominato dal Giudice, hanno riscontrato in Antonio una seria patologia psichiatrica che può determinare un esito infausto. E’ necessario e ancor più impellente che Antonio sia trasferito immediatamente in un luogo di cura adeguato che non sia solo contenitivo, ma con reali ed efficaci prospettive trattamentali. E mi pare che anche un sindacalista della Polizia Penitenziaria, in riferimento ad un caso avvenuto ad Ancona, abbia sottolineato acoora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, il problema degli psichiatrici tenuti in carcere. Che poi ci vada lo psichiatra in visita vuol dire poco perché di fatto non serve a nulla. Per chi è malato ci vogliono strutture idonee che non sono carceri”.

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