Delitto di via Crivelli, trovato il cellulare di Antonio: ma non c'è la sim card

Il cellulare dei fidanzatini è un tassello importante per ricostruire le chiamate, gli sms, i messaggi whatsapp e i social network risalenti alle fasi precedenti e subito successive all'omicidio e capire così il ruolo di lei

Antonio Tagliata

E’ stato trovato in un’area verde tra via Tiziano e via Buonarroti il cellulare di Antonio Tagliata, il 18enne accusato dell'omicidio di Roberta Pierini e del tentato omicidio di Fabio Giacconi nella loro casa di via Crivelli. Trovato con la batteria sì, ma senza sim card. E’ evidente dunque come qualcuno, presumibilmente proprio Antonio, si sarebbe sbarazzato in modo più accurato della scheda, pensando che senza quella il cellulare sarebbe stato inutile per gli investigatori. Ma non è così. L’apparecchio, solo dopo i dovuti accertamenti tecnici irripetibili, potrebbe svelare comunque stralci di conversazioni tra i due fidanzati. Un tassello importante per ricostruire le chiamate, gli sms, i messaggi su whatsapp e i social network risalenti alle fasi precedenti e subito successive all'omicidio. Sarà il perito Giuseppe Dezzani, lo stesso del caso Yara gambirasio, a svolgere gli accertamenti come atto irripetibile, insieme al consulente di parte per la difesa della ragazza e' l'analista forense Luca Russo.

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Nel frattempo gli investigatori attendono anche di scoprire cosa ci sia nel telefono della 16enne che, insieme al computer, é sotto sequestro. Se da una parte oramai sembra chiara la posizione del 18enne, sarà invece importante aspettare le conversazioni telefoniche tra i due per fare chiarezza sulla posizione di lei. I parenti, come anche il suo avvocato Paolo Sfrappini, sono certi che la giovane sia stata plagiata dal Tagliata e non vice versa. Anche se ad oggi lei è accusata di concorso in omicidio tanto quanto lui. Il motivo? Sapeva della pistola, tuttavia ha aperto la casa al fidanzato armato e poi è scappata con lui, senza avere mai un ripensamento, neppure dopo che il 18enne si era disfatto dell’arma. La difesa della giovane continua a ribadire come la ragazza, ora reclusa nel carcere minorile di Napoli, pensava che la pistola fosse un giocattolo per intimidire i genitori, molto decisi e autoritari. Poi avrebbe seguito il 18enne per paura, sotto choc, senza capire che cosa stesse succedendo intorno a lei. Insomma tutt’altra ricostruizone rispetto quella che emergerebbe da Antonio Tagliata che, difeso dall'avvocato Luca Bartolini, non solo avrebbe raccontato di una ragazzina complice e partecipe ma capace, in quei secondi di follia, di gridare «Spara spara».

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