Cronaca Montirozzo / Via Carlo Crivelli

Delitto di via Crivelli, c'è un testimone: ha visto la pistola spuntare dal balcone

Alla luce delle accuse, gli indagati rischiano l’ergastolo perché su di loro pende già l’accusa di omicidio volontario e tentato omicidio, ma anche la pesantissima aggravante del vincolo parenterale tra vittima e aguzzini

Il balcone di casa Giacconi

Delitto di via Crivelli. Spunta il supertestimone. Ci sarebbe un vicino di casa, sicuro di aver assistito ad una scena agghiacciante dall’alto del suo balcone, di fronte alla palazzina del delitto: dopo i primi colpi d'arma da fuoco, avrebbe visto un pistola tesa spuntare dalla finestra del balcone di via Crivelli 9. Proprio lì, dove i Carabinieri di Ancona hanno trovato il corpo di Fabio Giacconi, colpito da 4 proiettili subito dopo l’uccisione di sua moglie Roberta. Un ulteriore elemento indiziario che per gli investigatori è solo l’ennesima riconferma della tesi che vede Antonio Tagliata ideatore e artefice materiale di un’esecuzione in piena regola. Naturalmente in concorso con la fidanzatina 16enne e figlia delle vittime. Un’omicidio che sarebbe stato architettato e messo in atto con meticolosità. 

IPOTESI PREMEDITAZIONE. Al punto che la Procura sta anche lavorando sull’ipotesi della premeditazione del reato. Non un’aggravante scontata perché, secondo una ormai consumata giurisprudenza, per dimostrare quest’ultima è necessario raccogliere prove che dimostrino come l’autore dell’omicidio non solo lo abbia meditato preventivamente, ma che sia anche intercorso un lasso di tempo tale per cui risulti palese che il killer avesse avuto tutto il tempo per desistere dal suo intento iniziale e non lo abbia fatto. Dunque serve tempo, in una fase in cui i Carabinieri devono ancora analizzare tutti gli elementi sotto sequestro, per cui serviranno accertamenti unici e irripetibili. Ma soprattutto sono ancora in attesa dei risultati dei Ris. 

RISCHIO ERGASTOLO. Ma al di là dell’ipotesi premeditazione, già con le accuse formulate ad oggi dal pm Andrea Laurino, sia Antonio Tagliata che la fidanzata rischiano l’ergastolo. Sì, perché su di loro pende già l’accusa di omicidio volontario e tentato omicidio, ma anche la pesantissima aggravante del vincolo parenterale tra vittima e aguzzino. Cosa che di per sé, prevede l'ergastolo e connette la famiglia Giacconi con la 16enne insieme allo stesso Antonio. 

L’ARMA DEL DELITTO. Sarà fondamentale analizzare la pistola semi-automatica usata dal giovane killer per risalire non solo alle tracce biologiche di chi l’ha impugnata, ma anche per comprendere la provenienza, aprendo così un nuovo paragrafo investigativo. Per questo sarà nominato presto un consulente che, alla presenza di tutti i difensori e i familiari degli indagati, possa effettuare degli accertamenti oltremodo garantiti su  impronte papillari, tracce di dna, confermare il collegamento tra bossoli e canna della pistola. In ultimo la ricostruzione della matricola della postola. Accertamento finale perché sarà quello che andrà a distruggere di fatto l’elemento di prova della pistola, ma che forse potrebbe aprire uno squarcio nell’indagine sull’omicidio di via Crivelli. 

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