Delitto di Numana, i familiari di Adriana chiedono 250mila euro: «Vogliamo giustizia»

Resta una prova importante quella traccia di dna trovata sulla maglietta della vittima che, secondo le analisi, é dello stesso genotipo dell'imputato. Tuttavia non è mai stata trovata l'arma del delitto

L'avvocato Sante Monti all'uscita dall'aula Gip

Si è costituita parte civile la famiglia di Adriana Mihaela Simion, la prostituta romena uccisa il 7 aprile 2013 nel suo appartamentino di Macelli con 5 coltellate. Tramite l’avvocato Sante Monti, i genitori e i fratelli della vittima hanno avanzato una richiesta di risarcimento di 250mila euro. Mentre una delle sorelle, residente in Italia, fa sapere, sempre tramite il loro legale, che quello che più interessa a loro è avere giustizia per Adriana.

Un delitto, quello che sconvolse la pacifica cittadina numanese, per cui il pm di Ancona Irene Bilotta ha sempre accusato l’imprenditore fidardense Carlo Orlandoni. Secondo la Procura sarebbe stato lui ad uccidere dopo un furibondo litigio con la giovane dell’Est Europa. I due avrebbero litigato dopo aver consumato un rapporto sessuale perché lei gli avrebbe chiesto un extra dopo aver passato con lui più tempo del previsto. Una richiesta che avrebbe mandato l’uomo su tutte le furie, soprattutto dopo essere uscito e ritornato senza aver trovato un bancomat. Da lì la lite fatta di insulti e provocazioni. Come quando lei gli avrebbe preso il marsupio. Un’escalation di violenza degenerata in un omicidio brutale. Oggi si è tenuta un’udienza di fronte al Gip, che ha rinviato al prossimo 6 luglio quando la difesa, rappresentata dall’avvocato dorico Vittoria Sassi, deciderà se procedere con un processo ordinario di fronte alla Corte d’Assise o chiedere un rito alternativo. 

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LA TRACCIA DI DNA. I legali di Orlandoni hanno sempre rigettato ogni accusa a cario dell’uomo che, sì ha ammesso di aver avuto una discussione con la prostituta ma di non aver mai ucciso. Anche perché l’arma del delitto sarebbe un tipo di coltello lungo e affilato che gli investigatori non hanno mai trovato. Però c’è quella traccia di dna trovata sulla maglietta della vittima che, secondo le analisi, è dello stesso genotipo di Orlandoni. E visto che si tratta di una t-shirt indossata dopo il rapporto sessuale, confermerebbe come l’uomo sia effettivamente tornato a casa della Simion. Una «prova importante» per i legali della vittima. 

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