Delitto di Numana: fermato un imprenditore di Castelfidardo, si cerca l'arma del delitto

Si tratta di Carlo Orlandoni, 34 anni, originario di Loreto. Il movente sarebbe una richiesta di denaro. L'uomo non ha ammesso di avere ucciso, ma solo la colluttazione. La decisione del Gip arriverà tra oggi e domani

Una discussione nata da una richiesta ulteriore di denaro, per il tempo “investito” assieme a lui dopo la prestazione sessuale, per fargli compagnia e accompagnarlo nel corso di varie commissioni: sarebbe questo il movente dell’omicidio di Adriana Mihaela Simion, per il quale da ieri sera si trova in stato di fermo Carlo Orlandoni, 34 anni, celibe, nato a Loreto ma residente a Castelfidardo dove vive assieme ai genitori, titolare di una florida ditta specializzata in stampi d’acciaio che dà lavoro a 13 persone.
La cautela, hanno spiegato oggi in conferenza stampa il Procuratore Elisabetta Melotti, il Colonnello Luciano Ricciardi e il Pm Irene Bilotta, è ancora ai massimi livelli: l’indiziato non ha ancora ammesso l’omicidio, sebbene abbia confessato di avere avuto una colluttazione con la vittima.
Sul suo capo, d’altronde gravano “indizi gravi, precisi e concordanti”: l’istituto di medicina legale del professor Giorgetti sta già lavorando ad alcuni esami chiave che dovrebbero convalidare le prove biologiche rinvenute su due abiti della vittima. La decisione del Gip è invece attesa tra oggi e domani.
Sempre il sospettato ha guidato i carabinieri sulle tracce di quella che è ritenuta essere l’arma del delitto (anche se l'uomo non l’ha riconosciuta come tale), un coltello di piccole dimensioni, di cui l’imprenditore ha dichiarato di essersi disfatto il giorno dell’omicidio dopo la "discussione".

LA RICOSTRUZIONE DEL DELITTO. Quel fatidico 7 aprile, una domenica mattina presto, alle 7 e 30, Orlandoni si era recato nel capannone della sua industria specializzata a Castelfidardo – un’impresa che ha creato da solo e che ha portato alla prosperità, mantenendola in attivo anche in questo periodo di crisi – per controllare le macchine, quando avrebbe deciso di contattare una prostituta per comprare del sesso a pagamento. Prima di quel giorno non aveva mai sentito parlare Adriana Mihaela Simion: ha trovato il suo contatto in una rivista e ha preso appuntamento. Dopo aver consumato il rapporto sessuale l’uomo si è intrattenuto ancora in compagnia della giovane: sono andati insieme a fare delle spese e hanno passato insieme diverse ore. Proprio qui sono cominciati i problemi: per stare con lui Adriana aveva rifiutato appuntamenti con diversi clienti, e aveva avanzato la richiesta di essere pagata per i mancati guadagni. Il 34enne non si aspettava questo tipo di richiesta, che era diventata imperativa quando la escort gli aveva sequestrato il borsello e gli oggetti personali intimandogli di andare a fare bancomat.

LA COLLUTTAZIONE. Orlandoni aveva obbedito e si era recato al più vicino sportello automatico, ma il destino volle che l’uomo non avesse sufficiente disponibilità nel suo conto, e così era tornato indietro senza soldi. A quel punto era cominciato un litigio sfociato poi in una colluttazione: come si è detto l’uomo non ha ammesso di avere ucciso, e si è quindi in attesa dei risultati degli esami del DNA.

LE INDAGINI. Tre mesi di investigazioni serrate sono state condotte in maniera esemplare e con perfetta sinergia dai Carabinieri (quelli di Ancona del Colonnello Ricciardi, quelli di Osimo del Capitano Conforti e dalla Stazione di Numana del Maresciallo Sardella, il cui apporto è stato fondamentale), dalla Procura e dall’Istituto di Medicina Legale. Un’indagine estremamente complessa: i militari hanno infatti passato al più scrupoloso setaccio tutti i contatti avuti dalla vittima, interrogando più di 350 persone.
Un particolare ringraziamento al Pm e ai Carabinieri è stato espresso dal Procuratore Melotti, che hanno condotto un’attività così complessa e laboriosa per “rendere giustizia ad una vittima senza voce”.

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