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Delitto di Chiaravalle, Sartini ucciso per aver afferrato la maglia del ladro

Da una parte ci sono tracce di cotone rappreso a sangue nella mano della vittima. Dall'altra un'intercettazione telefonica in cui l'indagato parla proprio di quella maglia strappata

Giancarlo Sartini sarebbe stato ucciso perché si era svegliato mentre il suo aguzzino stava rovistando nel comodino del letto. Il chiaravallese di 53 anni avrebbe reagito afferrando la maglietta del ladro, che ha scatenato una violenza inaudita, massacrandolo con 5 colpi di spranga in testa. Il ladro, in un attimo, è diventato uno spietato killer. E’ il quadro conclusivo a cui sono giunti i carabinieri del nucleo operativo Radiomobile di Ancona, coordinati dal pm Paolo Gubinelli, che non ha dubbi: l’assassino è il vicino di casa 22enne di origini romene, attualmente in carcere con l’accusa di rapina aggravata e omicidio aggravato. Sartini avrebbe dunque allungato il braccio sinistro per afferrare il ladro, tanto che i militari del Ris, che hanno trovato filamenti di cotone uniti a del sangue rappreso nella mano sinistra della vittima, ora al vaglio dei microscopi del reparto speciale di Roma

Proprio quella maglietta strappata ha giocato un ruolo fondamentale per gli investigatori. Da una parte le tracce sul luogo del delitto. Dall’altra gli indizi che collegano quella maglia con l’indagato. Quali? Un’intercettazione telefonica del 3 gennaio, in cui il romeno sfoga il suo nervosismo con la madre: «Quello mi ha preso per la maglietta. Mi ha preso e ha tirato e si è rotta la maglietta». Tanto che poi il giovane ha anche detto di voler tornare là (presumibilmente il luogo del delitto) per vedere cosa c’era ancora. La madre, per tutta risposta, si accertava che lui avesse bruciato il resto dell’indumento e lui rispondeva di sì. Parole che non fanno che aggravare ancora di più la posizione dell’indagato, già in bilico dopo l’intercettazione choc in cui avrebbe dichiarato di essere pronto a “far fuori” un potenziale testimone pur di avere salva la pelle. Ma i giorni passavano, gli interrogatori diventano sempre più frequenti e il romeno sempre più nervoso. Al punto da chiedere alla madre (l’unica persona di cui si fidi veramente) quanto avrebbe rischiato con l’accusa di omicidio. Lei, a dispetto di qualsiasi regola, risponde: «Dirai che eri ubriaco. Dirai che eri drogato e allora ti danno poco».

Insomma per gli inquirenti non ci sono dubbi sulle responsabilità. Anche se, in tutte quelle pagine di intercettazioni telefoniche e ambientali, il giovane dell’Est Europa non ammette mai chiaramente di aver ucciso Sartini, tantomeno fa mai il nome della vittima. Sa di essere l’indagato numero 1, sa di rischiare una condanna per omicidio e tenta in tutti i modi di depistare le indagini. Questo sì. Tanto che il Gip lo ha tenuto in carcere perchè lo ha ritenuto una persona fredda e capace di architettare qualunque strategia per i suoi scopi. Ma non ammette mai l’omicidio. E infatti lui, difeso dagli avvocati Marina Magistrelli e Simeone Sardella, si dichiara innocente ed estraneo dai fatti. 

La prossima settimana l’indagato sarà sottoposto ad accertamenti biologici mentre a Chiaravalle torneranno i Ris per effettuare un secondo screening della casa di Sartini, ma anche del romeno. 

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