Cronaca Montirozzo / Via Carlo Crivelli

Delitto di via Crivelli, il 18enne resta in carcere e parla: «Mi sono disfatto di cellulare e giacca»

L'indagato ha dato nuovi elementi agli investigatori, dicendo di aver gettato in strada il giubbotto e il cellulare durante la fuga dal luogo del delitto. La giacca è stata trovata mentre del cellulare nessuna traccia

Andrea Laurino all'uscita dalla convalida

Fermo giudiziario convalidato. Resta in carcere Antonio Tagliata, il 18enne killer accusato dell’omicidio di Roberta Pierini e del tentato omicidio di Fabio Giacconi. Questa è la scelta formalizzata poco fa del Gip anconetano Antonella Marrone, dopo essersi riservata alla fine dell'udienza pomeridiana. Il giovane ha dato nuovi elementi agli investigatori, dicendo di aver gettato in strada il giubbotto e il cellulare durante la fuga dal luogo del delitto. Proprio mentre il 18enne parlava, i Carabinieri di Ancona si sono mobilitati per trovare l’indumento. Si tratta di una giacca nera con la zip e due tasche, dove il 18enne teneva i caricatori e la pistola, la stessa arma comprata da un albanese in piazza Cavour. Tesi, quest'ultima, a cui gli investigatori non credono. E il cellulare? Non si trova ed è caccia al telefono di Antonio Tagliata.

L’appuntamento in carcere era fissato per metà mattinata. Alle 11:30 è arrivato il giudice. Poco dopo si sono presentati anche il pm Andrea Laurino e l’avvocato Luca Bartolini (in foto). Sono state 5 ore di interrogatorio in cui l’indagato ha ripercorso la giornata di quel 7 Novembre, quando la viuzza del centro anconetano è stata sconvolta da quella che gli inquirenti ritengono essere una vera esecuzione. Forse anche per questo, Antonio Tagliata dovrà restare nel carcere di Camerino. Il penitenziario dove oggi, durante l’udienza, si è anche sentito male. Immediato l’arrivo della Croce Rossa che ha aiutato il ragazzo a riprendersi. Poi è stato lo steso Tagliata a dire al giudice: «Ce la faccio voglio proseguire». Dunque ha parlato il 18enne, confermando sostanzialmente quanto raccontato nel primo interrogatorio con i Carabinieri. Ha detto di aver scritto quel messaggio in cui preannunciava di “volerli ammazzare”, non perché avesse premeditato l’omicidio, ma perché sapeva che le cose sarebbero potute finire male e non voleva che la colpa ricadesse sul padre pregiudicato. Ha così negato di essere partito di casa con l’idea di uccidere. Ma una volta lì ha sparato. Per paura dell’uomo che lo stava aggredendo: Fabio Giacconi. Ma in questa ricostruzione ci sono almeno due elementi di contraddizione. Punto primo, se è vero che Fabio Giacconi ha aggredito il 18enne, perché sparare per prima alla moglie? Ma sopratutto: è plausibile che Fabio Giacconi, convalescente per una recente operazione al ginocchio, fosse nelle condizioni di aggredire? 

Fatto sta che, sempre secondo la sua ricostruzione, Tagliata si è presentato poco prima delle 13:00 all’appuntamento con la fidanzatina alla fermata dell’autobus di piazzale Europa. Lui aveva la pistola, mentre lei non aveva alcuno zaino (il che sconfesserebbe l’idea che la ragazza avesse pianificato la fuga). Poi l’arrivo nell’androne del civico 9 di Via Crivelli, dove ha fatto vedere l’arma a lei: «Non ce la faccio più, sparami» ha detto lui, che già prima aveva tentato il suicidio. Lei ha1L'avvocato Luca Bartolini-3 messo via l’arma e insieme sono saliti. Ad aprire la porta sarebbe stata la 16enne con le chiavi. La coppia avrebbe cercato un chiarimento, rivendicando il loro amore giovanile ai Giacconi. Secondo la difesa, la chiave di lettura di tutta questa vicenda è la paura. Quella che Antonio aveva di Fabio Giacconi, soprattutto dopo che il maresciallo dell’esercito lo avrebbe minacciato di rovinare la sua famiglia, vantando conoscenze capaci di tirare fuori il passato oscuro del padre, allontanandolo per sempre dalla 16enne. Una paura diventata terrore quando, sempre secondo quanto raccontato da lui, Giacconi avrebbe fatto per aggredirlo. Ha avuto paura. Lei avrebbe detto: «Spara spara».  E così lui ha scaricato 9 colpi. Ha colpito prima la donna e poi lui. Immediatamente dopo i due sono fuggiti a piedi. Hanno camminato lungo via Boncompagni, passando per il liceo Classico, sono arrivati in via Veneto e poi in piazza Cavour dove avrebbero preso un autobus per arrivare alla stazione di Falconara, dove lui ha chiamato il 112 da un telefono pubblico dicendo solo: «Abbiamo fatto un casino». 

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