Decreto dignità, delusione delle medie e piccole imprese

A parlare è la Confartigianato marchigiana che commenta il Decreto dignità che ieri è diventato legge

Delusione delle micro e piccole imprese per il primo provvedimento del nuovo Governo, che, «introducendo limiti eccessivi all’utilizzo dello strumento del contratto a tempo determinato, riduce la libertà di iniziativa economica delle imprese e la possibilità di impiego dei lavoratori». A parlare è la Confartigianato marchigiana che commenta il Decreto dignità che ieri è diventato legge. 

«La chimera del “posto fisso” perseguita con il dettato normativo non risponde alla realtà dell’attuale contesto socio-economico e non tiene affatto in considerazione le esigenze di flessibilità delle imprese e la loro necessità di essere sostenute nella ripresa economica con strumenti adatti alle fluttuazioni del mercato, dichiara Maila Cascia, responsabile area politiche del lavoro Confartigianato Imprese Ancona – Pesaro e Urbino. Legittimi gli interventi sul contratto a termine e sulla somministrazione di lavoro nella misura necessaria per frenare abusi, quali la riduzione della durata massima da 36 a 24 mesi e del numero massimo di proroghe da 5 a 4, nonché l’assoggettamento della somministrazione di lavoro alla normativa del contratto a termine, inaccettabile invece l’introduzione delle causali, che impediranno l’utilizzo di tali strumenti per le finalità proprie degli stessi, in quanto, così come scritte, risultano inapplicabili e di fatto riducono la durata massima del contratto a termine a 12 mesi, costringendo le imprese ad un elevato turn over di lavoratori, con un dispendio di risorse in formazione ed addestramento del personale che penalizzerà la loro competitività e di certo non contribuirà alla stabilizzazione dei lavoratori».

«Un provvedimento, quindi, che non risponde agli interessi né delle imprese né dei lavoratori; non basta di certo il palliativo del periodo transitorio introdotto in conversione che contribuisce soltanto ad alimentare i già numerosi dubbi interpretativi ed applicativi, segnalati tempestivamente da Confartigianato, di cui si sollecitano immediati chiarimenti ministeriali, continua la Cascia - Ancora una volta un intervento frettoloso su materie che non possono essere affrontate singolarmente ma devono essere disciplinate in modo organico, unitamente ad incentivi strutturali per la riduzione del costo del lavoro, ad una riforma dei centri per l’impiego per una gestione efficiente delle politiche attive, con la creazione di un sistema integrato e coordinato di operatori pubblici e privati, che, con regole semplici e chiare deve, in assoluta sinergia, favorire e tutelare la flessibilità in entrata e le transizioni di lavoro, nonché ad una limitazione delle causali di accesso agli ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria per stroncare comportamenti illeciti e conseguente alleggerimento del contributo di licenziamento a carico delle imprese. La dignità del lavoro riguarda imprese e lavoratori e passa necessariamente attraverso una consapevolezza del contesto economico produttivo di riferimento, il rafforzamento di strumenti per l’inserimento dei giovani, quali alternanza scuola lavoro, tirocini e apprendistato, la predisposizione di strumenti di utilizzo flessibile della forza lavoro, e non può prescindere dal coinvolgimento di tutti gli attori del mercato del lavoro, dal confronto tra questi e la parte politica, dalla condivisione di buone prassi».

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