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Crac Banca Marche, «La cordata di imprenditori c'era»: la verità di Darini

In Aula l'imprenditore jesino Walter Darini ha rivelato una versione inedita dei fatti: «Vi erano gli imprenditori marchigiani pronti a partecipare al salvataggio della banca»

Gli imprenditori marchigiani pronti a partecipare al salvataggio di Banca Marche c'erano ed erano disposti ad investire un milione di euro a testa. Nuove rivelazioni ieri in l'udienza davanti al collegio penale. In Aula è stato ascoltato come teste Walter Darini, già membro del Cda durante la gestione Bianconi. Davanti al giudice Francesca Grassi, l'imprenditore jesino ha ricordato l'operazione di aumento di capitale da 180 milioni che doveva essere operato per salvare la banca. Inizialmente aveva sottoscritto l'intenzione di investire 1,5 milioni di euro, ma poi aveva revocato la disponibilità all'investimento. 

Il teste ha ricordato, inoltre, di non aver partecipato all’aumento di capitale sociale perché consigliato dal proprio legale di astenersi in quanto già troppo esposto verso Banca Marche. Darini, incalzato dalle domande dell'avvocato Corrado Canafoglia, ha spiegato come nel 2011 lui avesse proposto ai soci di partecipare all’aumento di capitale sociale per risollevare le sorti di Banca Marche, ma senza un riscontro. Ed è qui la novità. Finora, infatti, era emerso che tali imprenditori locali non avevano dato la loro disponibilità al salvataggio della banca, tanto che l'ex presidente Rainer Masera, aveva dichiarato in udienza che, poiché non vi era un reale interesse degli imprenditori locali, si era visto costretto ad abbandonare il progetto di ristrutturazione.

Stando alla versione di Darini, dunque, alcuni di questi imprenditori si sarebbero riuniti in Regione, allora convocati dal Governatore Spacca, sottoscrivendo la disponibilità a mettere il loro denaro per salvare la banca, ma poi nessuno dell'istituto, Masera prima ed i Commissari nominati da Bankitalia poi, avrebbero dato seguito alla loro disponibilità. Nulla venne fatto e così prima Banca Marche fu commissariata e poi l'istutito marchigiano azzerò il valore delle azioni di oltre 44 mila risparmiatori. «E’ lecito chiedersi - dice l'avvocato Corrado Canafoglia che rappresenta 3 mila risparmiatori azzerati - chi abbia fatto fallire Banca Marche». L’udienza è stata rinviata al 15 marzo. 

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