Ospedale "Carlo Urbani" sotto pressione, il sindaco incontra vertici sanitari e primari

Serio il rischio di un incremento significativo di afflusso di nuovi contagiati, mentre già è stata parzialmente contratta l’attività chirurgica

Il Carlo Urbani

JESI - Carlo Urbani sempre più sotto pressione tra mancanza di infermieri e di spazi, con oltre 40 ricoverati Covid all’attivo (di cui 4 in intensiva) al netto di tutti coloro che vi sono transitati e proseguono le cure a domicilio o in strutture a minore intensità di cura.

Serio il rischio di un incremento significativo di afflusso di nuovi contagiati, mentre già è stata parzialmente contratta l’attività chirurgica. Si prova a rispettare il piano pandemico già inoltrato all’Asur a settembre che però è ancora parziale nell’impossibilità di portarlo a compimento per carenza di organico e perché ulteriori accorpamenti tra reparti non sono prevedibili dal momento che le aree pulite (le cosiddette aree no Covid) in questa fase epidemiologica stanno andando anch’esse a saturazione. Va aggiunto che il reclutamento del personale procede con grande difficoltà tra burocrazia e il fatto che poche unità di organico alla fine accettano le chiamate per i più svariati motivi (come il tempo di assunzione limitato o la maggiore appetibilità contrattuale di altre sedi). Questo lo scenario illustrato al sindaco Massimo Bacci e all’assessore alla sanità Marialuisa Quaglieri dal direttore generale di Area Vasta 2, Giovanni Guidi, dalla direttrice del presidio unico Stefania Mancinelli, dal dirigente medico del presidio ospedaliero unificato Sonia Bacelli e dai responsabili delle Unità operative Roberto Campagnacci, Marco Candela, Mario Caroli, Giorgio Di Noto e Rocco Politano, oltre che da Angela Giacometti responsabile dell’area infermieristica di Area Vasta 2.

L’incontro era stato richiesto dal primo cittadino per avere un quadro della situazione e capire come le istituzioni cittadine potessero essere di supporto alla struttura sanitaria. Alla luce della situazione illustrata dai presenti, il sindaco ha comunicato che in giornata prenderà contatti con i colleghi di Senigallia e Fabriano per organizzare un incontro congiunto, anche con la presenza dei primari ospedalieri, affinché l’intera Area Vasta 2, a livello istituzionale, possa fare maggiore rete. Obiettivo anche quello di un confronto diretto con la Regione Marche e, di conseguenza, con l’Asur - nella fattispecie rispettivamente l’assessore regionale Saltamartini e la direttrice Storti - per individuare quelle soluzioni che nei cinque mesi precedenti, vale a dire dal primo picco dei contagi a quello odierno, non sono state né ricercate né attuate. Nel caso di Jesi, emblematico il silenzio alla richiesta di utilizzo del terzo piano del Murri che sarebbe una straordinaria valvola di sfogo, proprio accanto al Carlo Urbani, per accogliere sia i pazienti, sia coloro che debbono restare in isolamento domiciliare e non ne hanno la possibilità. Sarebbe bastato un modesto intervento di manutenzione, accompagnato da una maggiore efficacia nel reclutamento di nuovi infermieri, e oggi sarebbe pienamente funzionante e di supporto alla crescente pressione attesa nei prossimi giorni.

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