Cronaca

Nel Pronto soccorso in affanno: «Prima fanno le grigliate, poi vengono qui e hanno paura»

Quello di Susanna Contucci, primario del Pronto soccorso e OBI di Torrette, è un duro richiamo alla responsabilità: «Davanti altre settimane brutte, il Covid si combatte là fuori»

Foto di repertorio

«Abbiamo davanti altre due o tre settimane bruttissime. Dopo? Dopo non so». Susanna Contucci, primario del Pronto soccorso  e OBI dell'Azienda Ospedali Rinuti, non vuole fare allarmismo. Il suo è un richiamo a quella responsabilità che vede venire meno e che negli ultimi giorni ha portato a Torrette una carovana di ambulanze con pazienti costretti a essere monitorati sul mezzo, in attesa per ore (GUARDA IL VIDEO). «Le persone là fuori devono capire che il Covid non lo combattiamo noi, ma loro- dice la dirigente- qui facciamo i salti mortali da un anno e vedere la gente che fa grigliate e feste, obiettivamente ci fa arrabbiare». La Contucci, insieme alla squadra composta complessivamente dal 19 medici e 49 infermieri, vede entrare pazienti con età compresa (ad oggi) tra i 46 e i 75 anni: «Paura? La paura ce l’hanno quando arrivano qui, prima no, pensano che tutto vada automaticamente bene. Bisogna stare attenti e avere comportamenti corretti, io capisco la stanchezza e la perdita del lavoro, ma mia nonna diceva “Senza la salute si fa poco”». 

L’assistenza in Pronto soccorso 

Oggi, alle 14, c’erano due ambulanze in attesa nel piazzale. Nulla rispetto alle 33 segnalate dal sindaco Valeria Mancinelli, ma pur sempre troppe. «Da 3 o 4 giorni i pazienti Covid stabili, cioè con saturazione relativamente buona, vengono seguiti a bordo perché dentro non abbiamo fisicamente posto- spiega la Contucci- va considerato che tra queste ci sono anche persone che, semplicemente, sono venute qui perché non hanno voluto attendere il tampone a casa». Le aree Covid a Torrette sono al completo: occupati i 23 posti delle terapie intensive, i 60 in sub-intensiva e i 38 delle post-acuzie. Chi aspetta in ambulanza entra solo quando in reparto si libera un letto. Tradotto: «Il tempo di attesa medio ieri era di 6 o 7 ore, oggi di un paio. Possiamo accogliere al massimo 22 pazienti in Pronto soccorso, nei giorni scorsi ne abbiamo fatti entrare un po’ di più ma non possiamo fare miracoli perché non bastano le prese per l’ossigeno». Sul mezzo i pazienti aspettano seduti in carrozzina, eventualmente collegati all’ossigeno. I parametri vengono monitorati ogni ora per aggiornare il triage. Discorso diverso per i Covid da codice rosso: «Non facciamo morire nessuno in ambulanza, i pazienti non stabili in qualche maniera li facciamo scendere e un posto lo troviamo sempre, magari spostando da un reparto all’altro chi non ha bisogno di ossigeno o, se qualcuno ne ha un bisogno relativo, lo attacchiamo a una bombola» spiega la Contucci. E le ambulanze deviate in altre città? Succede quando Torrette è al limite: «Avvertiamo la centrale operativa che dirotta i pazienti in altre strutture della regione. Anche noi abbiamo preso pazienti da Fano nella prima ondata e da Fermo nella seconda- spiega la dirigente- questa terza fase coinvolge di più la nostra provincia e ci è capitato di dover mandare i pazienti fuori». 

Il personale

Gli infermieri hanno le ferie bloccate da ottobre e ci sono turni aggiuntivi di straordinario. Lavorano 12 ore rispetto alle 8 da garantire, mentre i turni dei medici sono passati da 2  a 3 dopo il potenziamento dell’assistenza notturna. «Sono i comportamenti fuori dall’ospedale che ci salvano e bisogna portare ancora pazienza, con attenzione e comportamenti corretti. Mascherina, igiene continua e distanziamento- conclude la Contucci- ancora per un po’». 
 

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