Cronaca

Spese pazze e terremoto, il 2017 della Corte dei Conti: «35 inchieste sul dopo sisma»

Inaugurato l’anno giudiziario della Corte dei Conti. Le toghe contabili hanno acceso i riflettori sul dopo terremoto e ricorrono in appello sulla vicenda spese pazze

Spese pazze e terremoto. Sono questi i due fronti che nel 2017 hanno maggiormente impegnato i magistrati della Corte dei Conti. Se sulla vicenda dei rimborsi facili la battaglia si è spostata in appello, su quella del terremoto sono state avviate 35 istruttorie, di cui 32 solo l’anno scorso. Inchieste perlopiù legate ai debiti di alcuni comuni del cratere sismico, al controllo e alle lesioni di edifici pubblici ma anche all’installazione delle Soluzioni abitative d’emergenza (SAE). A fornire i dati è stato il procuratore regionale della Corte dei Conti Giuseppe De Rosa in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Le toghe contabili indagano in particolare su 11 casi di debiti fuori bilancio di alcuni comuni dell’Ascolano, Maceratese e Fermano; 6 interventi relativi a lavori, 5 casi di incarichi e utilizzo di personale specializzato. Accertamenti in corso anche sulle spese relative a immobili che sono stati oggetto di interventi finanziati con fondi pubblici come il caso della caserma dei carabinieri di Camerano, dichiarata “strutturalmente non idonea” dopo la scossa del 30 ottobre 2016 poco tempo dopo la sua inaugurazione. 

Le Sae e i soldi delle donazioni 

A scendere nello specifico della questione è stato il Presidente della Sezione Regionale di Controllo, Maurizio Mirabella: «Con riferimento alle Sae sono state ravvisate gravi criticità in ordine alla tempistica di consegna- ha detto Mirabella nel corso della sua relazione- i dati aggiornati ad agosto 2017 evidenziavano l’assegnazione di 26 strutture abitative a fronte delle 1.856 previste». Al 31 dicembre, osserva sempre Mirabella, il dato è salito a sole 824 unità immobiliari consegnate. Ma su cosa i magistrati contabili vogliono fare luce? «Questa sezione si riserva di valutare le motivazioni di tale considerevole ritardo offerte in comunicazione dalla Regione tra cui la mancata tempestività o insufficiente individuazione dell’area di fabbisogno, la difficoltà di verificare l’idoneità dell’area e la mancanza di servizi nelle vicinanze che ha reso necessario la realizzazione di reti di avvicinamento dai punti di fornitura esistenti». Sotto accertamento anche eventuali inadempienze contrattuali. Occhi puntati anche sull’uso delle somme che la Regione ha ottenuto da donazioni private e in particolare sui 240.000 euro (su un totale di 415.000 euro) utilizzati per interventi nei comuni di Treia, Force, Matelica, Piorarco e Visso così come sui fondi da sms solidali utilizzati per il recupero della grotta sudatoria di Acquasanta Terme. Proprio su quest’ultimo intervento, spiega Mirabella: «Rimangono le perplessità sia in ragione della mancanza di inerenza alle motivazioni sottese alle donazioni solidali, ontologicamente destinate a misure di sostegno alla popolazione- sia in ragione della particolare complessità dell’operazione, come comprovato dagli aggiornamenti forniti dall’amministrazione regionale». 

«Le spese pazze non vanno minimizzate»

«Nel 2017 siamo stati molto impegnati con gli strascichi della vicenda “spese pazze” perché sono piovuti tutti gli appelli dei consiglieri regionali» ha spiegato il procuratore Giuseppe De Rosa. In primo grado, davanti alla Corte dei Conti, si sono già svolti 26 processi che, tranne in due occasioni, hanno portato i consiglieri a dover restituire i fondi. «I casi sono tantissimi, parliamo di poche migliaia di euro ma anche di importi di 50mila euro per consigliere. In totale abbiamo avuto condanne per 130mila euro totali. Quasi tutti i consiglieri però hanno proposto appello- prosegue il procuratore- e noi a nostra volta abbiamo proposto un appello incidentale. Chiediamo la restituzione di 180 mila euro così come avevamo chiesto in primo grado, perché riteniamo che questa vicenda è importante e non può essere minimizzata». Tra gli altri casi portati alla luce dalla magistratura contabile c'è quello di un funzionario Erap condannato per aver riscosso canoni di affitto all'insaputa dell'ente e di un ausiliario del traffico di Porto Recanati che aveva alterato 540 avvisi di accertamento a favore dei trasgressori. Chiesti 1.000 euro di danni di immagine a due agenti della polstrada di Senigallia condannati per induzione alla concussione. 

 
 

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