Corruzione e contrabbando al porto, ci sono le condanne: assolto lo spedizioniere anconetano

Dopo i primi 2 patteggiamenti, sono arrivate anche 4 condanne e un’assoluzione

Foto di repertorio

Dopo i primi 2 patteggiamenti, quelli di Luca Patrignani e Liberato Di Martino, sono arrivate anche 4 condanne e un’assoluzione nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di Finanza anconetana, che scoperchiò un’associazione per delinquere transnazionale finalizzata alla corruzione, alla frode fiscale e, ad esclusione di Zaif, alla falsificazione dei documenti delle spedizioni delle merci. Container carichi, soprattutto alcol e sigarette, da far risultare esportati al di fuori dell’Europa, ma che, in realtà, mai si sarebbero spostate dal porto dorico. 

L'assoluzione 

Ma con questa vicenda, intorno alla quale l’associazione, che operava in vari paesi, faceva milioni evadendo le tasse e rivendendo prodotti “fantasma” nei mercati neri, c’è chi non ha mai avuto nulla a che fare. Si tratta dello spedizioniere anconetano Alessandro Duca, difeso dagli avvocati Matteo Zelli e Lorenzo Mondini (foto in basso), assolto dal giudice per non aver commesso il fatto. «Siamo soddisfatti perché è la giusta conclusione di un procedimento a carico di un innocente ed è oggi doveroso riabilitare il suo nome per lui e per tutta la sua famiglia - ha commentato l’avvocato Zelli - E’evidente che il giudice ha accolto la nostra tesi difensiva che partiva da un presupposto: la totale assenza dell’elemento oggettivo del reato. Alessandro Duca non aveva la minima idea del meccanismo architettato da altri e dal altri ancora portato a compimento. E’ stato inconsapevolmente coinvolto in reati evidentemente commessi dal altri». Dunque Duca, unico assolto nel processo dell’operazione Meeting, si sarebbe trovato a consegnare delle buste chiuse dove dentro c’erano dei codici alfanumerici che sarebbero poi serviti ad altri per taroccare i documenti delle spedizioni, ma di cui lui, fidandosi delle persone sbagliate, non sapeva assolutamente nulla. 

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Le condanne

Condannati invece Massimo Baldassarri alla pena di 6 anni e 4 mesi di reclusione, Giovanni Rocco De Leo alla pena di 6 anni e 6 mesi, Diego Pantaloni a 5 anni e 6 mesi, Lucio Pierri a 8 anni. Il giudice li ha anche condannati alle spese processuali e ha ordinato la confisca di beni per 60mila euro a Baldassarri e Pierri e 50mila euro a Pantaloni e De Leo. 

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