Corruzione in Comune, il geometra risponde alle domande dei pm ed esce dal carcere

Gli avvocati si erano già rivolti al Tribunale del Riesame, contestando 2 cose: la prima era l’assenza delle esigenze di custodia cautelare in carcere e la seconda era la sproporzione tra le accuse e la misura

Un fermo immagine del video che ha inchiodato Bonci

Alla fine ha deciso di collaborare Simone Bonci, il geometra infedele, arrestato nell’ambito dell’inchiesta Ghost Jobs, che ha minato le fondamenta della politica anconetana, scoperchiando un sistema di corruzione collaudato e stabile all’interno del Comune di Ancona. Interrogato giorni fa dai pm Ruggiero Dicuonzo e Valentina D’Agostino, Bonci ha risposto alle domande degli inquirenti, affiancato dagli avvocati Riccardo Leonardi e Lorenza Marasca. 

L'inchiesta a fondo di vecchi appalti, tra opere bloccate e progetti spariti 

A differenza di quanto era avvenuto in occasione del primo interrogatorio di garanzia, 96 ore dopo il blitz della polizia a palazzo del Popolo, il principale indagato nel filone d’inchiesta che riguarda vari episodi di corruzione per agevolare le ditte amiche negli appalti pubblici ha risposto alle domande dei magistrati. La difesa ha così richiesto la modifica della misura di custodia cautelare dal carcere agli arresti domiciliari e il Gip, sulla base dei nuovi elementi forniti dalla Procura dorica, ha deciso di accogliere la nuova richiesta. Bonci dunque sta lasciando la casa circondariale di Montacuto in queste ore. 

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Corruzione in Comune, tutta l'inchiesta nei servizi di AnconaToday

Richiesta che gli avvocati di Bonci avevano già avanzato al Tribunale del Riesame, contestando 2 cose: la prima era l’assenza delle esigenze di custodia cautelare in carcere (in questo caso l’inquinamento delle prove e la reiterazione del reato), la seconda era la sproporzione tra le accuse e il regime del carcere come misura cautelare. Su questa i giudici del Riesame si erano espressi circa una settimana fa, respingendo la pretesa degli avvocati di Bonci. 

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