Plasma iperimmune, via alle donazioni: «E' la terapia più efficace contro il Covid»

Dopo l'ok del Comitato etico, la cura sperimentale parte anche nelle Marche: i dettagli in una videoconferenza con il governatore Ceriscioli e i medici coinvolti nel progetto

Un momento della videoconferenza in Regione

Le prime donazioni avverranno dalla prossima settimana, poi anche negli ospedali marchigiani si potrà cominciare la sperimentazione della terapia al plasma iperimmune che in altre realtà italiane ha consentito di abbattere drasticamente la mortalità per polmoniti da Covid. Il Comitato Etico regionale, ricevuti i chiarimenti richiesti, ha dato il via libera alla sperimentazione, come ha confermato il dottor Massimiliano Marinelli, uno dei componenti dell’organismo indipendente: «Abbiamo proposto delle integrazioni e ora siamo soddisfatti perché il protocollo è uscito migliorato in tutte le linee». In una videoconferenza dalla Regione, il governatore Luca Ceriscioli ha espresso soddisfazione per un «percorso scientifico e tecnico di grande qualità. Non si sbandierano soluzioni miracolose né si sminuisce il lavoro che stiamo portando avanti, ma l’obiettivo è uno solo: aprirsi a qualunque opportunità per metterla a disposizione del sistema sanitario». La dottoressa Lucia Di Furia, dirigente del servizio Salute della Regione Marche, ha spiegato che il protocollo sperimentale, condiviso con la Toscana (regione capofila), il Lazio, la Campania e l’Umbria, «serve come terapia precoce per pazienti con polmonite da Covid ed è uno studio che può dare delle grandi risposte rispetto a quelle scarse risposte assistenziali e terapeutiche che oggi ci sono. Speriamo che questo studio dia buoni risultati per la salute dei cittadini anche perché sono poche le forme terapeutiche ritenute valide finora».

Un concetto espresso anche dal professor Andrea Giacometti, direttore della Clinica universitaria di Malattie Infettive di Torrette: «Al San Matteo di Pavia questa cura sperimentale ha dato ottimi risultati, con un calo della mortalità dal 15% al 6%. Noi contiamo di fare anche meglio, tenuto conto che partiamo da un tasso di mortalità del 14%, dopo aver sperimentato tutti i farmaci off-label: nessuno di questi ha dato risultati sicuramente positivi. La terapia al plasma è la più affidabile e il nostro protocollo è inattaccabile. Gli ospedali di Torrette, Pesaro e Fermo si occuperanno dell’arruolamento di soggetti candidati a ricevere il plasma: devono essere pazienti positivi al Coronavirus, ma in fase precoce dell’infezione, con una polmonite diagnostica da non più di 10 giorni. In questo momento nel nostro reparto avremmo un paio di pazienti adatti a sottoporsi alla cura, ma è possibile che ci sia una seconda fase della pandemia e il plasma raccolto verrebbe congelato e riutilizzato entro un anno». Alla sperimentazione, che durerà 6 mesi, si potranno comunque sottoporre pazienti di altre province e delle regioni coinvolte nel progetto multicentrico.

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«Le popolazioni di candidati donatori sono due - ha spiegato la dottoressa Daniela Spadini, direttrice del Dipartimento regionale di Medicina trasfusionale -: i donatori abituali, che avranno un percorso agevolato, e quelli non ancora arruolati, che dovranno essere sottoposti a una serie di indagini preliminari. Tutti i donatori devono in ogni caso aver contratto il Coronavirus e averlo superato con un tampone negativo fatto 14 giorni prima dell’arruolamento, ma mentre per il donatore abituale sarà sufficiente fare una titolazione anticorpale per verificare che il numero di anticorpi prodotti sia idoneo, per quello non abituale i test sierologici saranno più lunghi e richiederanno almeno 15 giorni di tempo prima di arrivare all’idoneità teorica». I donatori devono essere maggiorenni, con un’età compresa tra i 18 e i 60 anni e sono escluse donne in gravidanza. Le donazioni potranno avvenire negli ospedali di Torrette, Marche Nord e Fermo, tramite le sezioni Avis ma anche in uno dei 12 servizi trasfusionali regionali per una sorta di pre-arruolamento. 

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