Odissea di 6 ragazze bloccate in Croazia: taxi, nave e tour in 3 Stati passando per Ancona

Voli cancellati, intervento della Farnesina: così, a distanza di due mesi e dopo mille peripezie causate dall'effetto Coronavirus, le studentesse (tutte 24enni) sono riuscite a lasciare Dubrovnik

Le ragazze protagoniste della storia

C'è voluto l'intervento della Farnesina. Così, a distanza di due mesi e dopo mille peripezie causate dall'effetto Coronavirus, cinque studentesse palermitane di 24 anni sono riuscite a lasciare la Croazia e tornare nella loro città. Le ragazze, iscritte alla facoltà di Economia dell’ateneo palermitano, erano andate a febbraio a Dubrovnik per un conseguire il doppio titolo di laurea. Domenica sono riuscite a tornare. La notizia è stata riportata da PalermoToday e firmata da Federica Virga. 

L’odissea inizia a marzo quando l’avanzata prepotente dell’epidemia impone la chiusura delle città. La maggior parte dei voli da e per l’Europa vengono annullati. A Dubrovinik, cittadina della Dalmazia, l’emergenza non è ancora esplosa. Lì si contano appena un paio di casi, mentre in alcune città d’Italia iniziano a registrarsi centinaia di morti. Quando la situazione comincia a degenerare anche là portando alla serrata dell’università, per Francesca, Giulia, Roberta, Veronica, Ilaria ed Emanuela, tutte del ’96, è l'avvio dell'incubo.

Sono preoccupate, spaventate. Vogliono tornare a casa. Ma fare rientro è un’impresa. Tutti i voli dalla Croazia sono stati cancellati. Arrivare a Palermo è praticamente impossibile. Dopo tre settimane di dialogo fitto con il consolato di Fiume, coordinato dalla Farnesina, trovano la soluzione. In auto fino a Sibenico, attraversando la Bosnia. Poi un traghetto fino ad Ancona, un taxi da Ancona fino a Roma e finalmente un aereo che dalla capitale le porta dritto a Palermo.

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Diciotto ore di viaggio per raggiungere la meta e atterrare, finalmente, all’aeroporto Falcone e Borsellino. “In un primo momento avrebbero dovuto far rientro grazie ad un volo diretto dalla Croazia a Roma - spiega Rino Marfia, il padre di una delle ragazze -. Sono state settimane di grande apprensione e preoccupazione, ma finalmente questa brutta esperienza è finita. La sofferenza ora è tutta nel non poter abbracciare comunque la mia bambina”. Perché la figlia (ma anche le sue colleghe) così come da disposizioni sanitarie, dopo aver autodenunciato il suo rientro in Italia adesso si trova in isolamento domiciliare, chiusa nella stanzetta di casa sua. 

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