Pasqua negata alle pasticcerie, stop a produzione e vendita: «Assurda discriminazione»

Il segretario generale di Confartigianato Marche, Giorgio Cippitelli: «Danni per 23 milioni di euro nel solo mese di aprile»

Foto di repertorio

RETROMARCIA DI CONFARTIGIANATO: «ABBIAMO SBAGLIATO, OK DOMICILIO»

Questo l'articolo originale di Confartigianato inviato prima della retromarcia:

Niente uova, colombe e specialità di pasticceria artigiana sulle tavole pasquali. Ne vieta la vendita un’interpretazione governativa (del Dpcm 11 marzo 2020) in materia di contenimento dell’emergenza Covid-19 in base alla quale le imprese artigiane di pasticceria, obbligate alla chiusura, non possono vendere i loro prodotti nemmeno attraverso la modalità di asporto che è consentita invece ad altre attività.

Secondo Confartigianato, lo stop alla produzione e vendita delle pasticcerie rappresenta «una assurda discriminazione rispetto ai negozi e alla grande distribuzione ai quali è invece permessa la commercializzazione di prodotti dolciari». Nelle Marche, in base alle elaborazioni dell'ufficio Studi di Confartigianato, sono 675 le imprese di pasticceria e gelateria nelle quali lavorano 2.808 addetti, un settore caratterizzato da un elevata vocazione artigiana: nella nostra regione infatti l'artigianato nel comparto pesa per il 71,1% (media nazionale 70,0%). Per le Marche  si stima in 19 milioni di euro la perdita di fatturato nel mese di aprile, concentrato nelle mancate vendite dei dolci legati alla ricorrenza di Pasqua. Aggiungendo, ai mancati ricavi, la perdita, valutabile in 4 milioni di euro, determinata dal deperimento di parte delle materie prime acquistate prima del lockdown in previsione della produzione per il periodo pasquale e dal parziale utilizzo legato all’imprevista chiusura resa necessaria per limitare i contagi da Covid-19, si stima che il danno economico che subiscono le circa 700 imprese marchigiane ammonti a 23 milioni di euro.

«La Confederazione - afferma il segretario generale di Confartigianato Marche, Giorgio Cippitelli - si è rivolta al Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, sollecitando un intervento tempestivo che faccia chiarezza nelle interpretazioni governative, stabilisca omogeneità di applicazione delle norme in tutto il territorio ed eviti incomprensibili disparità di trattamento tra attività con Codici Ateco diversi ma produzioni simili. Siamo i primi  a rispettare le regole per difendere la salute dei cittadini, ma non accettiamo un’interpretazione della norma che si traduce in una palese ed assurda penalizzazione delle nostre produzioni a vantaggio di altre tipologie di prodotti di pasticceria. Così si colpiscono le nostre aziende e si nega libertà di scelta ai consumatori». 

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