Giustizia ferma, stop permessi per il detenuto: «La sua bimba non gli vuole più parlare»

La lettera della moglie di un detenuto arrivata alla nostra redazione racconta le conseguenze sulla famiglia di un sistema giudiziario in stand-by

Foto di repertorio

Alla nostra redazione è arrivata la lettera di Maria, moglie di un detenuto nel carcere di Barcaglione. Il suo Pasquale tornava a casa per il pranzo, dal lunedì al sabato, ma ora non gli è più consentito e le conseguenze si fanno sentire soprattutto per i quattro figli. Una storia che si aggiunge a quella di altre mogli in attesa di risposte da una giustizia in quarantena.

«Buongiorno sono Maria e sono la moglie di un detenuto di Barcaglione. Mio marito Pasquale sta scontando una condanna di 12 anni fa. A Gennaio del 2018 gli è arrivato il definitivo e il 17 gennaio sì è presentato nel carcere di Fossombrone, dove anno scorso è stato trasferito a Barcaglione perché a Fossombrone dovevano aggiustare il carcere. Premetto che mio marito nell'arco di tutti questi anni, dall'ultima condanna non ha avuto più precedenti, mai un fermo con pregiudicati, nessun fermo per nessun motivo e in più ha sempre lavorato e da più o meno 8 anni che lavora sempre per la stessa ditta a contratto indeterminato. È un anno che lui è in art.21 e dal 7marzo che per colpa del Coronavirus si è visto costretto a stare di nuovo chiuso in quelle 4 mura senza poter vedere i suoi quattro figli minori. A fine febbraio aveva richiesto dei permessi premio perché già da dicembre rientrava nei termini, ma niente. Adesso ha chiesto l'affidamento provvisorio ma ancora non danno una risposta. È una cosa vergognosa, ho la bimba di quattro anni che tutti i giorni chiede come mai il suo papà non viene più da lei, perché a mio marito gli avevano concesso dal lunedì al sabato di rientrare a casa per il pranzo. Una bambina che per quanto può capire ma è sempre piccola e non vuole sentire il suo papà al telefono perché è arrabbiata con lui. È giusto che chi sbaglia paga ,ma è giusto premiare con misure alternative persone che hanno cambiato vita e di non metterli a paragone con persone che tornano a delinquere sempre. Io non lavoro e andiamo avanti con lo stipendio di mio marito ma non c'è la facciamo economicamente perché è come mantenere due famiglie noi qui e lui li. Poi, una cosa importantissima, è che con questo decreto che è uscito di andare a fare giustamente la spesa un solo componente nel nucleo familiare, io mi ritrovo ogni 10 giorni ad andare a fare la spesa, lasciando da soli i miei quattro figli minori e lasciarli per alcune ore perché ci sono delle cose lunghissime e se nel frattempo succede qualcosa ai miei figli mentre non ci sono vado anche a finire nei casini, per abbandono dei minori. E poi ho anche paura che mio marito si possa infettare come si stanno infettando tante persone nei carceri, detenuti, guardie , infermieri. So che sono stati trasferiti anche detenuti da Bologna in quel carcere e proprio ieri ho sentito che è morto a Bologna nel carcere un detenuto affetto da Covid -19. Allora mi chiedo perché non mandarlo a casa. Ebbene che sapessero lo Stato, i magistrati che se succede qualcosa a mio marito o ai miei figli mentre io vado a fare la spesa, io denuncio tutti perché è una cosa vergognosa. Abbiamo fatto anche richiesta per la grazia al Presidente della Repubblica ma sono passati 2 anni e ancora non abbiamo avuto risposta. Vi saluto e spero che il mio sfogo possa arrivare a qualche magistrato che si metta la mano sulla coscienza, e poi non diciamo che i carceri sono rieducativi se non si applicano le giuste misure». 

Fine pena tra due mesi, appello per il detenuto: «Ha problemi respiratori, fatelo uscire».

In carcere nessun rispetto per le norme anti-Covid: «Aspetto le ceneri di mio marito?».

Il Coronavirus ferma la giustizia e la legalità: la salute prima di tutto, anche dei diritti civili.

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