Reparti Covid e canali preferenziali per le urgenze: la mappa delle trincee anti-virus

Chi, come e quanto lavora negli ospedali anconetani contro la seconda ondata della pandemia. La gestione dei pazienti affetti da Coronavirus virus e delle altre urgenze

L'ingresso dell'ospedale Torrette

Torrette e Salesi, fronti avanzati contro il Coronavirus ad Ancona. Ma qual è la situazione in trincea? «Non siamo al collasso» rassicura il dg dell’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona, Michele Caporossi. La situazione, del resto, è diversa da quella della scorsa primavera. Basti pensare che le attività chirurgiche ora sono garantite, anche se si portano dietro il peso dei circa 3.000 interventi accumulati da marzo. 

Il personale 

Il personale impegnato nei reparti Covid è composto da circa 350 persone che lavorano su tre turni da 8 ore. Sono chiamate a gestire l’accesso dei sintomatici che, a differenza di marzo e aprile, è fatto perlopiù di contagi inter-familiari: «Le ultime leggi stanno cercando di porre rimedio proprio a questo e ci auguriamo che lo scatto a zona arancione sia lo stimolo per attuare comportamenti giusti, unica possibilità per sconfiggere questo mostro» continua Caporossi.

La sicurezza 

Per assicurare maggior tutela a tutto questo personale, lunedì partiranno gli screening di massa, non più con test sierologici, bensì con tamponi rapidi antigenici che garantiscono un risultato più preciso. Quello che esiste già, invece, è il sistema di purificazione dell’aria a base di ozono e, discorso collegato, la pressione negativa nei reparti. Significa che dentro una stanza Covid l’aria non si mescola con quella esterna quando viene aperta la porta. «Questo però è il momento delle idee-dice ancora Caporossi- stiamo anche studiando soluzioni per purificare l’aria con dei totem filtranti da inserire in ambienti di 330 metri quadrati». 

L’armeria contro il virus: quello che c’è e quello che manca nei depositi dell’ospedale

Le strutture 

La prima linea di fuoco è nei reparti. A Torrette ci sono 40 posti letto nella palazzina di Malattie infettive, tra clinica e divisione. Sono chiamati “ordinari” e sono riservati a i pazienti con sintomi, ma con necessità del più basso regime di cura. Altri 24 posti ordinari sono ricavati tra pronto soccorso e Terapia intensiva post-operatoria (TIPO). Altrettanti si trovano in una parte del sesto piano, quello che sarà il nuovo Salesi, nell’area chiamata Cov-4: «Lì ci sono i pazienti con sintomi che non sono in condizioni di essere sottoposti a ventilazione assistita» ha spiegato il direttore generale. In terapia intensiva ci sono invece 19 posti letto. Il dato delle occupazioni è flessibile, perché un posto letto ordinario può essere rapidamente adattato a posto letto di terapia sub-intensiva con l’aggiunta di specifici macchinari. Al Salesi invece ci sono 2 posti di terapia intensiva (Rianimazione pediatrica e Pediatria) al momento non occupati. 7 i posti letto ordinari e uno per la terapia semi-intensiva. 

Pazienti non-Covid 

La paura diffusa è che l’ospedale non sia in grado di assicurare le cure ai pazienti con patologie diverse dal Coronavirus. Da un mese l’azienda ha sospeso circa 500 ricoveri programmati non urgenti. Tutto ciò che non è urgente viene rinviato, perché il criterio principale è quello dell’urgenza. Significa che se il ricovero passa per l’accesso in pronto soccorso, l’assistenza viene assicurata: «Lo stesso vale per i malati di tumore- continua Caporossi- chi è preso in carico per questo tipo di patologie viene curato, senza alcuna eccezione». 


 

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