In piazza le verità scomode degli infermieri: «Eroi? Vi raccontiamo come ci trattano»

Gli infermieri del Nursind sono scesi in piazza puntando il dito contro la Regione Marche

Donato Mansueto

Nessuna ricompensa ancora ricevuta, niente dispositivi di protezione nel clou dell’emergenza Coronavirus. E’ quanto hanno voluto denunciare circa 80 infermieri del Nursind, che si sono ritrovati stamattina per un sit-in in piazza Cavour insieme al dirigente provinciale Leonardo Pizzolante e al coordinatore regionale Donato Mansueto.Tra i motivi della protesta c’erano i mancati indennizzi per i colleghi contagiati, l’impossibilità per i sospetti malati di Covid di essere esonerati dal lavoro, la mancata indennità di malattie infettive ma anche gli straordinari non retribuiti durante l’emergenza e la questione degli infermieri-genitori: «I  permessi parentali davano la possibilità, per chi assiste figli minori, di trascorrere dei giorni a casa con lo stipendio retribuito al 50%- spiega Leonardo Pizzolante, dirigente Nursind Ancona  -ma vista la mancanza di personale in molte strutture non è stato possibile concederli ». I tamponi? «All’Inrca hanno cominciato a farceli 15 giorni fa, ma non abbiamo ancora le risposte» prosegue il delegato Nursind. La protesta è stata anticipata da un momento di commozione e ricordo per i 40 infermieri morti in Italia. Sono stati nominati uno ad uno e a ognuno di loro è stato dedicato il lancio di un palloncino (GUARDA IL VIDEO).

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I motivi del sit-in sono stati snocciolati con gli infermieri che hanno snocciolato dei “no” in risposta a una serie di domande con il dito puntato simbolicamente verso il palazzo della Regione Marche. E’ di due giorni fa la notizia che Regione e sindacati hanno firmato una pre-intesa per il comparto sanitario che prevede compensi al personale che si è impegnato nell'emergenza Coronavirus per un totale di 20 milioni. I bonus saranno divisi in tre fasce e l’accordo sarà ratificato nei prossimi giorni: «Intanto a quel tavolo il Nursind non è stato convocato- spiega Pizzolante- comunque bisogna vedere come verranno distribuiti i fondi tra chi è stato in prima linea rischiando la pelle e chi no, vogliamo vedere anche le cifre ben precise. Io so solo che ci siamo battuti per ricevere l’indennità di terapia intensiva e subintensiva e da quello che ci viene detto quei soldi li avremo, ma sono ancora soltanto voci». Alla protesta si sono uniti anche alcuni specializzandi: «In Italia i concorsi sono a numero chiuso e questi ragazzi magari studiano anni e poi non riescono ad avere la loro specializzazione» chiude il sindacalista. 
 

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