Il dolore di mamma Luigia: «Vengo con lo scafandro, ma fatemi abbracciare mio figlio»

Il dolore di una mamma che da mesi non vede il figlio disabile, ospite di una casa di cura della città e che affida il suo appello al giornale

Luigia Giampietro e il figlio Luca

«Ciao Luca», «Sentito Luca? dai, rispondi alla mamma». Battute e risposte in videochiamate di pochi minuti, che per quasi tre mesi non hanno fatto altro che acuire la nostalgia dovuta alla lontananza tra madre e figlio. Luca è un uomo non vedente, ospite da oltre 20 anni di Villa Almagià. Mamma Luigia di quell’immagine digitale con la faccia di suo figlio e dell’intermediazione tecnologica di un operatore, ormai non ne può più. «Hanno riaperto le spiagge, hanno riaperto i negozi e la movida. Fatemi abbracciare il mio Luca, ditemi voi come, se è necessario mi metterò anche lo scafandro» racconta disperata la donna. Il suo urlo di dolore è lo stesso di altri familiari. Luigia Giampietro, infatti, è la rappresentante dei genitori di ragazzi disabili di Villa Almagià. La struttura è stata colpita da contagi e decessi durante il clou dell’epidemia Covid e da marzo l’angoscia non poteva che salire di giorno in giorno: «Di alcuni decessi venivamo a sapere informalmente tramite i familiari, perché non ci è mai stato comunicato nulla di ufficiale- racconta la donna- le videochiamate in questi mesi mi hanno confermato che mio figlio era vivo, ma Luca ha una grave disabilità e ha bisogno di contatto fisico, di sentire l’abbraccio di sua madre». A Luca, spiega la donna, vengono fatti tamponi regolarmente: «E’ sempre risultato negativo, anche io li ho fatti e ho avuto lo stesso esito. Perché non fanno incontrare due persone negative?- domanda la donna- questo lo chiedo per me come per le altre famiglie».

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Luigia non abbraccia Luca dal 7 marzo, due giorni prima del lockdown. «Prima lo portavo a casa nel week end, ma negli ultimi mesi le sue condizioni fisiche si erano aggravate e l’unico modo per vederlo era recarmi nella struttura. Ci andavo a giorni alterni- racconta la donna- quando hanno chiuso tutto io e gli altri familiari non vedevamo nessuno né sapevamo nulla. Solo dopo diverse sollecitazioni ci hanno concesso due videochiamate a settimana. Un assistente autorizzato chiama e io vedo Luca, ma sempre in camera. A questo punto mi chiedo cosa fanno questi ragazzi? Vengono custoditi nelle loro stanze come vegetali? Li nutrono e basta? Ho chiesto se è possibile farli uscire nello spazio esterno, che ora è meno invaso dalla sosta selvaggia, ma mi hanno detto di no perché la Regione non autorizza». In quelle chiamate ci sono risposte dirette a semplici domande: «Mi saluta a comando, le nostre conversazioni sono domanda e risposta ma lui ha bisogno di essere stimolato. Alle istituzioni chiedo solo la riapertura delle visite ai parenti, perché così come gli infermieri entrano ed escono con le protezioni, anche io sono pronta a mettermi perfino uno scafandro». 

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