Piccole imprese: Confapi Ancona studia il piano di emergenza economica per le Marche

Il direttore dell'associazione: «Tra richiesta di liquidità e crisi della domanda, il deficit finanziario è di oltre 2 miliardi di euro per 11 mila aziende»

«La crisi di liquidità sarà tanto più grave al prolungarsi del lockdown e potrebbe mettere in seria discussione, per molte attività produttive, la stessa continuità». Ecco la sintesi dello studio realizzato da Confapi Industria Ancona in collaborazione con il partner Scouting Capital Advisors, che presenta una stima del fabbisogno di liquidità per le PMI della regione Marche.

L’analisi è stata condotta su un campione formato da 11.232 società di capitali attive sul territorio con patrimonio netto positivo a fine 2018 e con ricavi compresi tra 100 mila euro e 150 milioni di euro. Dal campione sono stati escluse solo alcune aziende della filiera alimentare (produzione, trasformazione, vendita) e della filiera medicale, che hanno mostrato reali segnali di tenuta dall’inizio della crisi. Il campione è formato per il 61,5% da piccole aziende con l’ultimo fatturato inferiore al milione di euro, per il 33,6% da aziende con fatturato da 1 a 10 mln di euro mentre il restante 4,9% da aziende con fatturato tra i 10 ed i 150 milioni di euro.

«Come Confapi rappresentiamo oltre 400 piccole aziende private nel territorio regionale» – dice Michele Montecchiani, Direttore di Confapi Ancona. Partendo dai bilanci 2018 ed ipotizzando una stabilità nell’anno 2019, è stato applicato uno scenario di stress le cui principali assunzioni sono la flessione del 30% dei ricavi, l’aumento dei giorni di incasso pari a 30, solo in parte compensati dall’aumento di 20 giorni del pagamento dei fornitori e la svalutazione dei crediti del 5%. «In questa situazione circa due aziende marchigiane su tre registrerebbe nel 2020 un deficit finanziario da colmare che in termini monetari, senza tenere conto delle disponibilità di cassa delle imprese, corrisponde complessivamente a oltre 2 miliardi di euro».

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Lo studio si riferisce ai settori merceologici che, più di altri, potrebbero essere impattati dall’attuale crisi. Oltre all’edile-immobiliare ed al commercio in generale, spiccano il settore della nautica, delle calzature e dell’abbigliamento. Il ricorso alla CIG potrebbe risolvere parte dei problemi «anche se – ricorda Montecchiani - pur ipotizzando il sostegno di 4 mesi all’80%, rimarrebbe comunque un deficit pari a 1,17 miliardi di euro da parte di 5.800 piccole e medie imprese». La problematica appare inoltre ancora più evidente nella sua dimensione se si pensa che l’analisi è stata condotta solo sulle società di capitali, punta di un iceberg che non mette in risalto il mondo delle società di persone. La sintesi è la necessità di costruire un piano di emergenza che valuti le opportunità finanziarie messe in campo dal Governo nei Decreti “Cura-Italia” e “Liquidità”, verifichi l’impatto economico di altre misure come la CIG, arrivando a quantificare il complessivo fabbisogno finanziario necessario per superare la crisi e rispetto al quale avviare la corretta interlocuzione anche con il mondo bancario. «Come Confapi offriamo anche un percorso di consapevolezza finanziaria che prepara l’azienda a rapportarsi con gli istituti bancari» - ha aggiunto. «Occorre infine coinvolgere nell’approfondimento anche il mondo sindacale che, puntando alla tutela dei lavoratori – conclude il direttore di Confapi Ancona – non può sentirsi escluso dalla definizione di una strategia che protegga le eccellenze del territorio marchigiano dal quale dipendono gran parte delle famiglie marchigiane».

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