Flash-mob di baristi e ristoratori, in alto le tute da lavoro: «Noi non apriamo»

Per molti titolari di locali pubblici la fase-2 non comincerà: «Troppa confusione e regole poco chiare, non faremo da cavie per un meccanismo tutto da rivedere»

Il flash mob organizzato da baristi e ristoratori di Ancona

T-shirt, grembiuli, divise da lavoro. Le hanno alzate al cielo e poi appese in piazza Roma in segno di protesta, per dire no ad una fase-2 che per molti titolari di locali pubblici lunedì 18 maggio non comincerà. C'è troppa incertezza, troppa confusione, dicono i baristi e ristoratori dorici, protagonisti oggi pomeriggio di un secondo flash-mob, dopo la simbolica consegna delle chiavi al sindaco Valeria Mancinelli. Finché le regole e soprattutto le responsabilità non saranno precise, loro manterranno le saracinesche abbassate, a costo di non lavorare. 

Questo il manifesto che sintetizza il pensiero degli operatori del food: «Finalmente la Fase 2 delle norme di contenimento del Coronavirus. Finalmente si allenta la morsa, si esce dalla quarantena. Con la Fase 2 si concede una larga autonomia alle Regioni che decidono, in breve periodo, su vari temi fondamentali e strategici, tra cui la riapertura delle attività commerciali e tra queste l’attività di bar e ristoranti. Tante normative, tanti Decreti della Presidenza del Consiglio, poi tanti interventi della Regione, poi dell’Inail, alcuni in evidente contraddizione, domicilio sì, asporto no, poi improvvisamente asporto sì, ma non di sole bevande, poi sì, anche solo il caffè. Ogni cliente deve avere a disposizione quattro metri quadri, tavoli distanziati a due metri, anzi no, un metro tra persona e persona potrebbe essere sufficiente. E soprattutto tanta, tantissima incertezza sugli aiuti messi in campo dal Governo centrale, enormi ritardi sulla erogazione dei bonus per gli autonomi, per non parlare della liquidazione della Cassa Integrazione in Deroga, tasse e bollette che non hanno mai smesso di arrivare e tanta, enorme confusione sulle azioni da mettere in atto per la sanificazione degli ambienti e sui comportamenti da tenere nei locali per il distanziamento e per i dispositivi di protezione individuali. In tutto questo caos, sì, si può riaprire da lunedì 18 maggio, con Consigli dei Ministri che si sono rincorsi fino a notte fonda, decreti che si accavallano l’uno con l’altro, voci di corridoio, chiarimenti (?) a sole 48 ore dalla possibile riapertura. Noi non apriamo il 18 maggio, non possiamo fare da cavie o, ancora peggio, da agnelli sacrificali di un meccanismo tutto da vedere, tutto da definire, tutto da rodare, soprattutto in tema di controlli ufficiali e di responsabilità civili e addirittura penali in capo ai titolari che della propria attività vivono. Anzi, sopravvivono. In queste condizioni tantissime attività non apriranno, tantissime non apriranno più. Questo è un prezzo che il Sistema Paese non può permettersi di pagare». 

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