In carcere nessun rispetto per le norme anti Covid: «Aspetto le ceneri di mio marito?»

La paura e lo sfogo di Pina, moglie di un detenuto di Barcaglione: «Lo stato decide quando quei ragazzi dovranno morire»

Foto di repertorio

Tribunale di sorveglianza quasi paralizzato dalle misure anti-Coronavirus, le istanze che gli avvocati presentano a nome dei detenuti sono praticamente in stand by. Il rischio che il virus si espanda anche tra le sezioni del carcere è sempre dietro l’angolo e la mancanza di protezioni per i detenuti può far esplodere una bomba a orologeria. «Cosa significa tutto questo? Che lo Stato sta decidendo quando è ora di far morire i detenuti». Fa rumore lo sfogo di Pina, moglie di un detenuto che deve scontare altri 2 anni e 9 mesi a Barcaglione. La voce è agitata e il tono è impaurito: «Non posso vedere mio marito, cosa devo aspettarmi? Che mi arrivi a casa il pacco con le sue ceneri, visto che in caso di morte sono bloccati anche i funerali?».

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Lui sta bene. Il Coronavirus è solo un fantasma che però aleggia e terrorizza le sezioni di Barcaglione e non solo. Pina ieri è riuscita a parlare con il marito tramite una videochiamata di 45 minuti. «Mi ha detto che passa il tempo giocando a carte, ma negli spazi di socializzazione non hanno protezioni – prosegue la donna- guarda la tv che parla di misure da adottare ma là non ce n’è neppure una. Gli agenti della penitenziaria entrano ed escono, indossano mascherine e guanti, ma non tutti. Non è colpa loro, ma di una situazione ingestibile anche dal punto di vista strutturale. Per i detenuti non c’è nulla, la distanza di sicurezza è già difficile rispettarla in una cella da due persone e nelle sale di socializzazione è praticamente impossibile». Il problema del sovraffollamento nelle carceri è stato sollevato più volte, ma con un virus che si espande con tanta facilità sia i detenuti che le famiglie vivono nella paura: «Alcuni giorni fa sono arrivati altri detenuti da Bologna, hanno fatto dei tamponi?- si chiede Pina- E il cibo? In quante mani passa tra la cucina e la distribuzione?». Mauro ha già scontato metà della pena per buona condotta. Con una borsa lavoro ha prestato servizio in un ristorante e la sera tornava a dormire in carcere, per maggio gli è stato anche promesso un lavoro in un cantiere. L’avvocato Francesca Petruzzo ha chiesto l’affidamento provvisorio, ma l’istanza è in stand by come chissà quante altre. «Ribadisco, qui si sta giocando con la vita delle persone- conclude Pina- chiedo la tutela sua e degli altri, perché la salute è un diritto che va garantito». 
 
 

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