«I 600 euro per gli autonomi? Sono arrivati dopo 2 mesi: ho chiesto aiuto a mia figlia»

“Servono soldi e servono subito” hanno detto le rappresentanze di categoria. Ma subito, i 600 euro del bonus per i lavoratori autonomi, non sono arrivati e questa è la testimonianza di un parrucchiere dorico

Il parrucchiere Cristiano Petrini

Due mesi di chiusura. Per un’attività commerciale che sta sul mercato da sempre che cosa vuoi che sia? Potrebbe pensare questo qualcuno che non ha mai dovuto vivere con il fatturato di ciò che si produce ogni singolo giorno, con prestiti per acquistare materiali, mutui sui locali, investimenti per la pubblicità che dovrebbe lanciare la propria attività, con la competizione del mercato. Lo potrebbe pensare chi ha sempre avuto il suo stipendio fisso e non ha mai dovuto fare i conti con il rischio dell’intraprendenza e i progetti, a volte fallimentari, per ingrandirsi o, al contrario, per diventare più piccoli al fine di consolidare una nicchia di clienti. Questa è la vita di chi ogni giorno alza una saracinesca e ogni giorno fa i conti tra costi, ricavi e tasse. Sono gli artigiani, con la propria attività familiare, per cui fatturare migliaia di euro al mese non significa guadagnare migliaia di euro al mese. Commercio non è sinonimo di conto in banca milionario, soprattutto se si parla di artigianato familiare, che esercita in un locale da 170 metri quadrati, in cui l’unico altro lavoratore coincide con il socio, che è la propria moglie. Ne è un esempio Cristiano Petrini, parrucchiere anconetano che da decenni accoglie i clienti del suo salone alle Palombare: Carpe Diem, dove AnconaToday è stata con le sue videocamere (GUARDA IL VIDEO). Ed è per quelli come lui, ma anche tutti i protagonisti dell’artigianato locale, che politici e associazioni di categoria hanno sempre chiesto soldi e li hanno chiesti subito”. Ma subito, i 600 euro del bonus per i lavoratori autonomi, non sono arrivati e, il mese scorso, Cristiano ha anche dovuto chiedere aiuto a sua figlia per alcune spese.

«Abbiamo fatto richiesta al Caf (Centro assistenza fiscale) Ancona il 2 aprile e, fin dal primo momento, siamo riusciti ad entrare nel nostro profilo Inps e abbiamo visto la nostra richiesta, poi il 17 aprile sono state accolte le richieste, sia la mia che quella di mia moglie» racconta il parrucchiere dorico, che già i primi di aprile sarebbe stato pronto ad usare il denaro perché, a fine marzo, avevano già ordinato tutto il necessario utile alla futura riapertura: kit sanificazioni, mascherine e visiere, materiale informativo. «Da tempo eravamo pronti a partire, ma i soldi sono arrivati martedì scorso, solo i miei. Per quanto riguarda mia moglie, penso sia questione di giorni perché ci è arrivato ieri un messaggio che ci avvisava dell’avvenuta liquidazione». 

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Dunque del bonus, ne è arrivata una parte e con 2 mesi di ritardo. «All’inizio quei 600 euro di bonus sembravano pochissimo, ma col passare del tempo ci siamo resi conto che erano determinanti per la sopravvivenza, mentre passavamo le giornate al telefono con gli operatori dell’Inps, che, quando riuscivamo a prendere la linea, ci continuavano a dire di avere pazienza». Pazienza dunque, non perché bisognasse fare chissà quali ricerche o valutazioni. Quelle richieste erano già state accolte da un mese e mezzo, ma ci sono volute altre settimane solo per la liquidazione. E di pazienza ce ne è stata perché, conti alla mano, per Cristiano non è stato e non sarà facile. In questi 2 mesi il tempo non si è fermato, i soldi sono continuati ad uscire. Ma non ci sono dei risparmi da parte? «L’immagine del parrucchiere o dell’artigiano con chissà quale conto in banca da parte è fantasia: noi per mettere in tasca mille euro al mese ne dobbiamo fatturare 10mila. Quindi capisce che, se il fatturato è a zero, con le spese che continuano a correre, ci mancano i soldi per tutti i giorni. Altrimenti si va a gambe per aria, ma da subito. Per questo, non mi vergogno a dire che il mese scorso sono riuscito a fare alcune spese grazie all’aiuto di mia figlia. C’è tanta gente che soffre e non dico che i parrucchieri siano tra quelli, ma credo che non dobbiamo neppure essere dimenticati». 

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