«Io resto a casa», ma anche no: viaggio nella città svuotata dal Coronavirus

I negozi chiudono, bar e ristoranti sono deserti: eppure resistono i temerari dello shopping, nonostante il decreto. File solo al supermercato, in farmacia e nei negozi per animali

Corso Garibaldi, mai così vuoto

Una città fantasma, ovattata, confusa. Stordita da un’emergenza che sembra solo all’inizio. Un capoluogo di regione svuotato dal terrore del Coronavirus e da un decreto  ministeriale che impone a tutti di stare a casa e spostarsi solo in caso di necessità, per motivi di lavoro o di salute.

Nel suo primo giorno da allerta rossa, Ancona è una città semi-deserta. Le code sono solo davanti alle farmacie, dove si entra scaglionati, non certo in strada dove il traffico è ridotto all’osso: nell’aria non avverti più il rombo dei motori, ma il cinguettio della primavera che incalza. Un sole timido riscalda il silenzio di una mattinata da day-after: il centro è irriconoscibile, per quanto è placido. La gente va in giro, sì, ma con discrezione e sospetto, come se una passeggiata fosse un reato. Il cuore della città regala cartoline di solitudine: corso Mazzini è una landa desolata, mai stata così vuota piazza Roma, dove le bancarelle si contano sulle dita di una mano. Corso Garibaldi, la via dello struscio, registra una chiusura dietro l’altra: resistono i temerari dello shopping, ma non basta. Molti negozi hanno optato per lo stop in corsa. «Chiudiamo per tutelare noi e voi», scrivono i commercianti sulle vetrine. Boutique, grandi catene, parrucchieri, negozi di bigiotteria e poi bar e ristoranti: è cominciato il lungo coprifuoco del decreto #iorestoacasa. Che ferma molti, ma non tutti. C’è chi non rinuncia al cappuccino, alla passeggiata per il Viale, a mezz’ora di footing al parco.

Ma non è un giorno come altri. Basta fare un giro nei mercati per rendersene conto: deserto quello di via Maratta, dove i bancarellari chiudono in anticipo. «Ho venduto meno di poco, non ne vale la pena: basta, vado via», sospira Michele Principi. Sprofondo rosso al mercato delle Erbe: diversi ambulanti sono rimasti a casa, a giudicare dai banconi vuoti. «Non c’è nessuno, hanno tutti paura del virus: per fortuna ci chiamano per la spesa a domicilio, ma come faremo a pagare le tasse?» si chiede Lina Maraschio. Calo drastico di presenze anche al mercato del Piano: eppure il martedì mattina, in piazza d’Armi, non passa nemmeno uno spillo. Invece corso Carlo Alberto, piazza Ugo Bassi e la stessa zona della stazione sono immersi in un silenzio insolito. I commercianti hanno adottato tutte le misure di sicurezza possibili: nastri e strisce per delimitare la distanza dai banconi, ingressi diluiti, tavoli posizionati ad almeno un metro l’uno dall’altro. «Ma a cosa serve, se poi non c’è nessuno?» si chiede Andrea Paci dello Stadio Bar: nel piazzale esterno, in genere, la mattina si fa fatica a trovare posto. Ora, invece, i tavoli sono vuoti.

Sono soprattutto gli anziani ad essersi barricati in casa. «Quelli che vengono a trovarci, fanno spesa anche per i giorni successivi - spiegano Chiara Peschini e Milena Bastianelli della Casa del Pane di corso Amendola -. I clienti vengono, ma in modo diverso: sono più scaglionati, fanno ordini, li invitiamo a prendere i numero e stare fuori dalla porta per evitare assembramenti. Preoccupati? E’ normale. Speriamo che queste precauzioni servano a qualcosa». L’assalto è solo ai supermercati: lì sì che gli anconetani si fiondano, con carrello e mascherina protettiva, per riempire le dispense. «La gente viene a fare scorta di pane, latte, uova, acqua, carta igienica, sughi, ma anche carne da surgelare - spiega Patrizia Gioacchini del Sì con Te di corso Amendola -. La mattina presto è stato un delirio, poi la situazione si è un po’ calmata. Il problema è che molti non hanno pazienza». Trovare alcol denaturato e disinfettanti per le mani è un’impresa. Le stesse mascherine, poi, sono sold-out. Nella crisi da Coronavirus, chi resiste sono le farmacie e pure i negozi per animali. Per il resto, il commercio continua a subire colpi da k.o., soprattutto il settore della ristorazione che deve fare i conti con il coprifuoco alle 18. Ora gli esercenti anconetani si interrogano sulla convenienza a restare aperti, nonostante tutto: ma se anche locali storici come il Caffè Giuliani, la Cremeria Rosa e la trattoria La Moretta hanno alzato bandiera bianca, non è un buon segnale. 

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