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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca

Banda dello spray, botte e minacce con le pistole: ancora guai per il figlio del boss

L'indagine nasce da uno stralcio di quella dei militari del Nucleo investigativo di Ancona sulla strage di Corinaldo

In manette 4 persone collegate a Ugo Di Puorto, già noto come il leader della banda dello spray al peperoncino condannato per la strage di Corinaldo a 12 anni e 4 mesi. Da un'indagine del Nucleo Investigativo di Ancona, scattata in seguito ai tragici fatti della Lanterna azzurra dove persero la vita 5 ragazzini e una mamma l'8 dicembre del 2018, si è arrivati all'esecuzione di quattro custodie cautelari, emesse dal Gip di Bologna su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di altrettante persone indagate a vario titolo e in concorso tra loro, per i reati di lesioni personali, detenzione abusiva di armi e munizioni, ricettazione, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e violenza privata, con l’aggravante dell'associazione di tipo mafioso. Nel fascicolo degli indagati sono finite dunque cinque persone. Tra loro c'è Ugo Di Puorto, figlio del boss dei Casalesi nel territorio di Modena Sigismondo Di Puorto detto "Sergio". Gli altri quattro arresti sono avvenuti questa mattina all'alba: tre persone (estranee alla strage) sono finiti in carcere e uno ai domiciliari. 

Le indagini

L'operazione si innesta nell'indagine che lo scorso marzo aveva portato a perquisizioni nei confronti di persone le cui posizioni erano emerse a seguito dell'inchiesta sui fatti di Corinaldo, grazie agli accertamenti svolti dai militari dorici sul conto di alcune figure che ruotavano intorno ad Ugo Di Puorto. Gli investigatori, infatti, erano venuti a conoscenza della richiesta del figlio del boss ai suoi "scagnozzi" di procurarsi delle pistole che gli sarebbero state utili per intimidire un ragazzo con cui aveva avuto un diverbio poco tempo prima per futili motivi e che aveva malmentano brutalmente procurandogli varie lesioni.

I tre amici di Di Puorto, a quel punto, avrebbero chiesto le armi ad un operaio 50enne di origine campane, da tempo residente nel modenese. A quel punto i militari di Ancona, visto il pericolo che potessero verificarsi fatti di sangue, avevano allertato subito i colleghi modenesi affinché fossero eseguire le perquisizioni. In casa del 50enne erano state trovate due pistole rubate e sei involucri con quasi due etti e mezzo di cocaina. 

L’operazione di oggi è stata condotta dai Carabinieri dei Nuclei Investigativi di Modena e Ancona, con il supporto dei Comandi dell’Arma territorialmente competenti e con l’ausilio di unità cinofile, fatte appositamente intervenire dal Nucleo Carabinieri Cinofili di Bologna, per la ricerca di armi e droga.

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