Conero, parlano i biker: «Basta demonizzarci, aprire i sentieri oggi vietati»

Dopo le multe della Forestale ai ciclisti che percorrevano i sentieri del Conero, e il soccorso ai giovani che percorrevano il sentiero del matto, parla il presidente della "Conero Bike Project" Roberto Cantarini

Roberto Cantarini

Prima sabato scorso è arrivato il blitz della Guardia Forestale per staccare multe ai ciclisti che percorrevano i sentieri del Monte Conero, poi giovedì Polizia e Forestale sono intervenuti per soccorrere due ciclisti che avrebbero rischiato di finire in un dirupo dopo aver percorso il così denominato “sentiero del matto”. Ora però a parlare sono proprio i ciclisti attraverso la voce del vice presidente dell’associazione “Conero Bike Project” Roberto Cantarini. «Il problema è che noi ciclisti usufruiamo degli stessi sentieri di chi passeggia o va a cavallo semplicemente perché non ci sono indicazioni per chi va in bici e nel momento in cui, legittimamente, utilizziamo gli stessi passaggi dei pedoni, nascono i problemi perché quei passaggi sono per tutti ma non sono regolamentati. Non c’è una segnaletica dedicata ai ciclisti. Per questo sentiamo l’esigenza di avere dei sentieri solo per noi biker, dove non ci sia la presenza di pedoni e tantomeno di cavalli. Questo manca anche perché non c’è la mentalità. Siamo abituati alla mountain bike di 20 anni fa, quando erano tutte uguali. Oggi la bici si è trasformata, basti pensare che ci sono bici solo per la discesa. La tecnologia è andata avanti. Lo sport é mutato e mentre da altre parti ne hanno tratto un vantaggio turistico, da noi i sentieri e la regolamentazione sono quelle di 20 anni fa». 

Dunque l’ente parco cosa dovrebbe fare, creare da nuovo nuovi sentieri, disboscando e spendendo fondi? Niente affatto. Infatti i sentieri a cui fa riferimento Cantarini ci sono già. Sono principalmente 5 percorsi ufficialmente chiusi, ma utilizzati illegittimamente da alcuni atleti. Dunque secondo l’associazione dei ciclisti, basterebbe aprire quelli per creare finalmente dei percorsi ad hoc. Ma allora qual è il problema? «Il problema è che l’Ente Parco del Conero ci ha sempre risposto che non hanno i fondi per mantenere i sentieri già operativi, figurarsi aprirne di nuovi. Ci sono state anche delle riunioni con l’Ente e i gruppi di biker, dove avevamo anche proposto di accollarci i costi della manutenzione. Siamo pronti a sistemarli gratuitamente perché é nostro interesse avere di sentieri puliti e sicuri. Ma niente. E allora ok non ci sono i soldi per cartelli, mappe, manutenzione, però ci sono soldi per mandare 30 forestali di sabato mattina per fare una multa. Mi sembra assurdo». 

Proprio lungo uno di quei sentieri non ufficiali, giovedì due giovanissimi si sono feriti dopo aver avuto un incidente, richiedendo l’intervento di Polizia e Corpo Forestale. «C’è un passaggio difficile verso la fine del sentiero del matto - ha detto lo stesso Cantarini - é un punto molto tecnico e verticale, però non ci sono salti di roccia o comunque grandi ostacoli, quindi mi pare molto strano che abbiamo addirittura rischiato di precipitare in chissà quale dirupo. Ma il problema è sempre quello: ci sono sentieri di varie difficoltà e non essendo segnalati, uno non sa nemmeno cosa sta percorrendo». Qualcuno potrebbe anche dirvi che se non ci sono sentieri per voi, non ci dovreste neppure andare. «Tu Parco del Conero mi privi della possibilità di praticare la mountain bike a casa mia? Non penso sia giusto, soprattutto per il turismo visto che il Conero vive di turismo e noi, come sportivi, portiamo anche quello, portando sempre più atleti e sponsorizzando la nostra natura in tutta Italia tramite la nostra associazione e i social network. Insomma, non servono sentieri nuovi o chissà quali grandi progetti, basta rendere legali quelli che già ci sono, così noi siamo consapevoli di quello che troviamo e i pedoni non si lamenteranno più di trovare bici che vanno veloce. Se ci riuscissimo sono certo si creerebbe un grande sinergia, con un parco del Conero che potrebbe farsi bello con tutta Italia sfruttando il nostro sport». 

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