Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

«Hai mancato di rispetto a mia moglie. Ora mi paghi», condannato per estorsione

L'imputato ha sempre rigettato ogni accusa. Secondo la difesa, sarebbe nato tutto da una serie di malintesi. Le famiglie prima sarebbero state molto amiche ma era la vittima ad aver chiesto una somma di denaro in prestito e lui aveva fatto pressione per riavere quei soldi

La vicina di casa avrebbe mancato di rispetto alla moglie per cui lui aveva cominciato a minacciarla perché si riscattasse dal presunto screzio. Come? Dandogli dei soldi. Per questo oggi il collegio dei giudici di Ancona ha condannato a 5 anni e 3 mesi P. V., 36 anni originario di Foggia, finito sotto processo con l’accusa di estorsione. «Mi devi dare i soldi perché non hai portato rispetto a mia moglie. A Foggia si usa così» aveva detto alla sua vittima, una 45enne di Montemarciano, terrorizzata all’idea di ciò che sarebbe accaduto se non avesse consegnato quelle 3mila euro rappresentata parte civile dalle avvocatesse Elena Martini e Cristina Bolognini (in foto). 

Era il settembre del 2012 quando la donna cominciò ad entrare nelle mire dell’uomo. Minacce e agli atti persecutori che le rendevano la sua vita impossibile. E Elena Martini e Cristina Bolognini-2pensare che la vittima e la moglie dell’imputato, prima, erano pure grandi amiche. La 45ene si era prestata a tante gentilezze nei confronti dei vicini pugliesi, e per molto tempo. Quando potevano, avrebbero sempre fatto la loro parte aiutando la moglie dell’imputato a fare le commesse. E poi che cosa sarebbe successo? Nel settembre 2013 la vittima e la figlia erano in Abruzzo per fare visita ai parenti quando sarebbero state tempestati da telefonate da parte della donna di P. V. Insisteva perché le due si rendessero disponibili per accompagnarla in giro a fare le solite commesse. In quel caso ci fu un “No” secco. Poi il calvario. Sms minatori, telefonate anonime, sguardi minacciosi nei luoghi d’incontro più banali come il supermercato. Fino alla violenza del 9 settembre 2012 quando la moglie dell’impuatato avrebbe suonato a casa della donna per poi, come testimoniato della vittima e di sua figlia, prenderla per i capelli trascinandola per terra e minacciandola. 

DIFESA. Ma l’uomo ha sempre rigettato ogni accusa formulata dal pubblico ministero Rosario Lioniello. Secondo quanto raccontato dalla difesa, sarebbe nato tutto da una serie di malintesi. E’ vero, le famiglie prima sarebbero state molto amiche ma era la vittima ad aver chiesto una somma di denaro in prestiti. Proprio quelle 3mila euro che poi la famiglia dell’imputato ha preteso indietro. Da lì la frase: «Dammi i soldi poi lasciaci in pace».

Ma i carabinieri non ci hanno mai creduto e hanno seguito la 45enne al momento della consegna del denaro. Lì scattarono le manette. 

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