Baraccola, rissa alla "serata della parolaccia": condannati 3 uomini

A sentir gli imputati nessuno avrebbe attaccato e ognuno si sarebbe difeso dagli altri. Fatto sta che alla fine il giudice ha condannato tutti dopo la rissa scatenata per una parola di troppo in una serata un po' particolare

Palazzo di giustizia Ancona - Credit Alessandro Accorroni

Era intitolata “serata parolaccia” ed avveniva in presenza di un animatore il cui compito era quello di coinvolgere i clienti del ristorante utilizzando un linguaggio molto informale, colorito e perché no anche insultando. Cene vietate ai permalosi dunque. Ma c’è un limite a tutto, sopratutto se l’unico a potersi permettere di parlare fuori dai canoni del più classico dei galatei era l’animatore. Ecco perché sono esplose botte da orbi quando un 36enne osimano, forse complice l’alcol, si sarebbe rivolto ad una ragazza che si lamentava del conto così: «Ehi prostituta, se non hai i soldi per andare a cena fuori la prossima volta stai a casa». Una frase choc, sufficienti a sconquassare la pace di un ristorante alla Baraccola la sera del 15 ottobre del 2011. E’ scoppiata una rissa che ieri ha portato alla condanna a 4 mesi di tre uomini. Da una parte due osimani (36 e 38 anni), accusati di rissa e lesioni e difesi dall’avvocato Paolo Mengoni (in foto), dall’altra un 46enne di Ancona, accusato di rissa e difeso dall’avvocato Luca D’Antoni

«La mia era una battuta simpatica e mi spiace se se la sono presa, non era mia intenzione» ha detto il 36enne, denunciando di esser stato aggredito da un’intera comitiva di anconetani che, prima lo avrebbero picchiato e poi gli avrebbero tirato addosso dei bicchieri di vetro, mentre lui si rifugiava nelle cucine del locale. Ma prima c’è stata una situazione in cui, mentre il 36enne era a terra, il 46enne di Ancona sarebbe stato in procinto di rompergli una sedia sulla schiena se non fosse intervenuto l’altro osimano, quello di 38 anni, bloccandolo con una mossa di arti marzialiPaolo Mengoni-2

Un’altra versione quella dell’anconetano, che ha detto: «Dopo aver insultato la mia amica ho detto al ragazzo come si permetteva e mi ha sferrato un pugno, l’ho evitato e ci siamo attaccati. Poi lui ha cominciato a picchiare altri miei amici come fosse un indemoniato, sembrava un pazzo, così ho preso una sedia per avvicinarmi ed eventualmente difendermi da lui». Una sedia che sarebbe servita a colpire duro a detta del 38enne osimano, prontamente intervenuto a difesa del concittadino. Ma per l’anconetano lui non si sarebbe limitato a “disarmarlo” della sedia perché lo avrebbe anche afferrato da dietro con una mossa: «Mi ha torto il braccio e mi ha trascinato contro tutti i tavoli fino a scaraventarmi contro la vetrata dell’ingresso» ha detto il 46enne. 

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Insomma, a sentir gli imputati nessuno avrebbe attaccato e ognuno si sarebbe difeso dagli altri. Fatto sta che alla fine il giudice monocratico Paolo Giombetti ha condannato tutti. Tutto per una parola di troppo detta in una “serata parolaccia” dove, evidentemente, non vale tutto. 

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