Omicidio di Agugliano, Maria Andrada condannata senza attenuanti

Maria Andrada, quella sera, ha approfittato di un momento di debolezza del marito per impugnare un coltellaccio da cucina e colpirlo a morte con 6 fendenti tra petto e collo. Di questi uno è stato fatale, quello alla giugualare

Il pm Giovanna Lebboroni aveva chiesto la condanna a 16 anni per omicidio volontario e il giudice ha chiaramente condiviso l’impostazione accusatoria. Oggi (venerdì) il Gup Paola Moscaroli ha condannato con rito abbreviato a 16 anni e 2 mesi Maria Andrada, la donna che il 3 marzo scorso aveva ucciso a coltellate il marito Dimitru Bordea. Il giudice ha inoltre sentenziato 100mila euro di provvisionale per le figlie, rappresentate dagli avvocati Eleonora Tagliabue e Francesco Nucera, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’immediata espulsione dall’Italia una volta cessata la pena in carcere.C’è tutto questo nella condanna per una «donna dall’indole violenta, che avrebbe agito con freddezza e accuratezza». Così l’anno scorso scriveva il Gip Pallucchini nella sentenza con cui convalidava l’arresto dell’indagata, confermando la misura di custodia cautelare in carcere. L'avvocato difensore Jacopo Saccomani ha tentato di dimostrare come il delitto fosse scaturito da una colluttazione, ma senza successo.

Maria Andrada, quella sera, ha approfittato di un momento di debolezza del marito per impugnare un coltellaccio da cucina e colpirlo a morte con 6 fendenti tra petto e collo. Di questi uno è stato fatale, quello alla giugualare, che ha provocato il dissanguamento della vittima in poco tempo. Il tutto sotto lo sguardo innocente della bambina più grande (6 anni). Proprio la sua testimonianza, ascoltata con la formula dell’incidente probatorio, è stata fondamentale. Anche se in modo indiretto, ha dato prova di aver avuto ben chiaro quanto fosse accaduto quella sera tra mamma e papà. Interrogata, la piccola ha raccontato particolari che poteva riferire solo chi aveva visto. Ma agli inquirenti era stato chiaro fin da subito che la responsabile del delitto era stata la 26enne rumena. Ha ucciso lei il marito, la cui unica colpa era stata quella di non aver mai avuto la forza di affrontare le difficoltà di un’onesta vita in Italia. La disoccupazione e le difficoltà economiche lo avevano portato in uno "stato depressivo" tale da rinunciare al ruolo di marito e di padre e buttandosi nell’alcool. Una condizione familiare dura, esplosa nell'efferato omicidio. 

Così, nel tardo pomeriggio di quella giornata primaverile, l’uomo era andato al supermercato dove aveva fatto la spesa. Tutta la famiglia aveva cenato nella casa di via Cesare Battisti 1. Poi lui avrebbe cominciato a bere. «Porta tua sorella con te e andate in camera» aveva detto la Andrada alla bimba più grande che, dopo aver accompagnato la sorella, tornò in cucina, dove non sarebbe mai dovuta tornare. Mentre il centro di Agugliano si preparava ad una notte serena, verso mezzanotte, arrivava una telefonata a casa di Ana Bordea (sorella di Dimitru). Dall’altra parte del telefono c’era Maria: «Dimitru è morto, non ti ho chiamato prima perché non volevo disturbare». 

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