Via Buozzi, massaggi hard nel centro benessere: condannata l'ex titolare

Condannata l'ex titolare del centro massaggi della Baraccola accusata di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Ieri si è concluso il processo dove si sono susseguite diverse testimonianze dei clienti

Condannata a 2 anni di reclusione e 258 euro di multa L. H., 35 anni di origini cinesi ma da anni residente ad Ancona in quanto ex titolare del centro massaggi di via Buozzi, alla Baraccola. La donna, difesa dal suo avvocato Fabrizio La Rocca, era stata arrestata il 15 febbraio 2013 per quanto avveniva dentro il suo locale. Secondo il pm Irene Bilotta, dietro il centro benessere, si nascondeva un centro dedito al favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione. A confermare la tesi accusatoria una serie di clienti. Tra cui uno di Jesi che, dal banco dei testimoni, aveva dichiarato: «Dopo aver incontrato due donne all’ingresso sono entrato in una saletta ed è cominciato il massaggio mentre io ero a pancia sotto. Da dietro arrivava alle mie parti intime, così mi sono girato a pancia in su e le ho chiesto se poteva continuare a massaggiare le mia parti intime. Lei ha detto che andava bene, ma che dovevo farle un regalino». Insomma con il massaggio romantico, al prezzo di 50 euro, c’era una vera prestazione sessuale. Più precisamente una masturbazione. «Era cominciato il massaggio alla schiena ma non era un massaggio normale perché non era professionale – ha raccontato un altro cliente all’udienza di ieri – Poi è passata alle gambe e piano piano è arrivata alle parti intime». A quel punto il pm è intervenuta con decisione: «La masturbava?». «Sì» ha detto il cliente. Secondo le accuse quasi sempre il cliente veniva invitato a fare il bagno e lì avveniva la prestazione sessuale, con un prezzo maggiorato che, in alcuni casi era compreso nella fattura, in altri no. 

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La difesa però ha sempre sostenuto che dentro il centro benessere non è escluso che potessero accadere queste cose ma sempre all’oscuro della titolare che, non è banale che debba sempre essere consapevole o addirittura complice di fenomeni di questo genere. L’avvocato La Rocca non solo ha ribadito che non sono tutti uguali questi casi e che non si può fare di tutta un’erba un fascio. Ma nella sua arringa ha anche detto al collegio come non ci fossero prove certe del dolo. Per cui aveva chiesto l’assoluzione. Ma i giudici hanno condannato la cinese. 

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