Accusati di aver lasciato morire i cani tra gravi sofferenze, condannati i gestori del canile

Ieri il tribunale monocratico ha condannato i due gestori del canile lager dove morirono 2 cani tra atroci sofferenze a Corinaldo

Foto di repertorio

Cani malati, disidratati, malnutriti, sanguinanti, in condizioni igienico sanitarie critiche e senza alcun riparo da qualsiasi forma di intemperie. Alcuni erano morti. Diky era anche riuscito a farsi adottare da un gruppo di volontari, ma dopo 3 giorni il suo cuore non ce l’ha più fatta perché, come è poi emerso a processo, era malato: “affetto da infezione da piometra, dermatite diffusa, otite bilaterale con pus e sangue, congiuntivite purulenta, secreto purulento della vulva, disidratazione, soffio cardiaco, edema polmonare con probabile utero infetto, ritenzione delle feci” e nessuno lo aveva mai curato. Gionny, da tempo visibilmente rantolante, era stato lasciato senza cure nel box, al sole e senz'acqua. Nemmeno lui si è salvato dal canile lager di Corinaldo, dove nell’ottobre del 2012 il Nucleo di vigilanza zoofila di Ancona aveva sequestrato tutta la struttura e 67 cani. Ieri, da quell’indagine, si è arrivati alla fine del processo in cui il giudice monocratico Francesca Grassi ha condannato a 9 mesi di reclusione i due gestori: Rossella Schiaroli di 62 anni e Gilberto Giovannelli di 72. Le accuse? Uccisione di animali perché, a prescindere dalle modalità, ne avrebbero deliberatamente provocato la morte. E poi truffa e inadempimento contrattuale, mentre l'abbandono di animale è andato in prescizione.  I due dovranno anche pagare una multa di 210 euro, le spese processuali e un risarcimento danni alle associazioni animaliste che si sono costituite parte civile al processo. All’associazione Tommaso Rossi-6Legambiente Marche, rappresentata dall’avvocato Tommaso Rossi (foto a sinistra), spettano 2mila euro, mentre all’associazione Amici Animali, rappresentata dall’avvocato Giacomo Curzi (foto in basso a destra), andranno 5mila euro. Pena sospesa. 

Condanna ingiusta per la difesa, curata dall'avvocato Loris Casagrande Montesi, che, dopo la lettura delle motivazioni, ha già annunciato il ricorso in Corte d'Appello. Gli imputati si dichiarano innocenti, respingono ogni accusa e sono pronti a dimostrare come quegli animali siano morti non per un'omissione da parte loro ma per il decorso di malattie gravi, a cui comunque hanno tentato di far fronte. Insomma i cani sono stati curati ma, alla fine sono morti per cause naturali. 

Non è quello che pensano gli inquirenti della Procura di Ancona, i due imputati gestivano il canile come un vero e proprio lager dove nulla si faceva per tenere in modo adeguato le decine di cani presenti nei vari box. Celle dove in alcuni casi non c’erano neppure le cucce, senza che fossero lavati, senza tolettatura e pulizia, sotto la pioggia e la neve d’inverno e il sole cocente d’estate. Abbandonati a se stessi.

Eppure quel canile privato era stato incaricato di occuparsi dei randagi da diversi comuni: non solo Corinaldo, ma anche Castellone di Suasa, Ripe e Fossombrone. Proprio da quest’ultimo comune avevano tentato di ricevere un contributo di adozione di 500 euro, facendo risultare l’adozione del moribondo cane Gionny alla madre quasi 90enne di Giovannelli, qualche giorno prima della morte e senza che il cane lasciasse il canile.

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