Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Assistenza disabili, tagli alle buste paga degli educatori: «Professione svilita»

Fino a ieri gli educatori del "Servizio di Assistenza Educativa scolastica, domiciliare e territoriale per disabili gravi" venivano retribuiti del 50% dello stipendio regolare in riferimento al periodo di assenza dell'utente

Credit Infophoto

Il Comune di Ancona emette il bando per l’assegnazione del servizio di assistenza ai disabili. E arriva la doccia gelata per gli educatori del “Servizio di Assistenza Educativa scolastica, domiciliare e territoriale per disabili gravi”, che si vedono ridurre la busta paga. Infatti all’art. 17 del capitolato speciale del bando pubblico si dice come “la liquidazione delle prestazioni…é calcolata in base al monte ore di prestazioni rese effettivamente a diretto contatto con l’utenza nel mese di riferimento….In caso di assenza dell’utente, si procederà al pagamento di n. 1 ora di prestazione riferita esclusivamente al primo giorno di assenza”. Cosa significa? Che gli educatori percepiranno un regolare stipendio solo fintanto che i ragazzi saranno sul territorio. Se questi ultimi dovessero assentarsi per qualsiasi motivo, gli educatori sarebbero risarciti solo con un forfettario (pochi euro) corrispondente alla prima ora del primo giorno di assenza. Un esempio: se un operatore dovesse seguire due ragazzi, che per le vacanze estive partono 2 mesi, in quei 60 giorni, non sarebbero stipendiati. In pratica, si viene pagati se si sta col disabile.

Un fatto che ha portato tutti gli educatori anconetani a lanciare l’allarme con una nota stampa resa pubblica ieri. Nota in cui si sottolinea come i tagli agli stipendi non solo siano un passo indietro rispetto ad un diritto acquisito anni fa (quando gli educatori venivano retribuiti del 50% dello stipendio regolare), ma anche come sviliscano il ruolo dell’educatore professionale. «Questo non può che creare un’enorme instabilità a livello retributivo - spiega uno dei 69 educatori dorici Gabriele Carbone - In passato, attraverso un dialogo aperto con i sindacati, il Comune si era dimostrato lungimirante mentre oggi fa un passo indietro perché si torna vicino ad un lavoro a cottimo». Certo è lecito il dubbio che si debba pagare qualcuno quando non si lavora, ma a questo l’educatore risponde nettamente: «Gli insegnati non stanno a casa 3 mesi e vengono stipendiati comunque? Noi la professionalità la diamo sempre e quando c’è lavoro lavoriamo, per cui vogliamo mantenere un diritto acquisito la professionalità la diamo sempre».

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