Poveri e senza dimora, l'impegno del Comune nell'emergenza: «Grande lavoro di rete»

L'assessore Emma Capogrossi si dice soddisfatta del servizio offerto alle persone disagiate: «Non ci siamo tirati indietro e i numeri parlano chiaro: le altre istituzioni diano il loro apporto»

Foto di repertorio

Grande lavoro e impegno sul territorio per l'assessorato alle Politiche sociali del Comune di Ancona per rispondere alla grave emergenza causata dalla pandemia Covid-19. Oltre all'attivazione del complesso e laborioso meccanismo dei buoni spesa e molti altri servizi a disposizione delle fasce più deboli – in un periodo nel quale la permanenza a casa è un obbligo e un dovere per tutti -  è stato raddoppiato lo sforzo per monitorare e assistere le persone che una dimora non ce l'hanno.

Ad oggi 53 persone, in stato di grave marginalità sociale, sono state collocate in condizioni di sicurezza grazie all'ormai consolidato e capillare lavoro di rete fatto anche con con il volontariato del territorio. La struttura comunale Un tetto per tutti  è una delle poche sul territorio marchigiano che è rimasta aperta: dovendo bloccare entrate ed uscite e limitare l'accoglienza alle 20 persone già presenti per prevenire il contagio da coronavirus, è stato ampliato l'orario prevedendo un accoglienza degli ospiti in struttura H 24. A questo il Comune ha aggiunto l'accoglienza per altre 18 persone organizzata presso l'albergo Cantiani ed il rimborso spese per l'accoglienza di 4 persone presso le suore Missionarie Francescane della Carità (Opera di Padre Guido). Insieme ai dipendenti del Comune è stato importantissimo l'apporto di operatori della cooperativa Polo 9 a cui è affidata la gestione de Un tetto per tutti.  
Molto utile è stata la sinergia con la Polizia Municipale e con le Forze dell'Ordine, in particolar modo quella con la polizia di frontiera. Fondamentale il ruolo del volontariato: Caritas, Servizio di Strada Onlus, Avvocati di Strada, Tenda di Abramo, Associazione delle Missionarie Francescane della Carità non hanno smesso di dare il loro apporto ed hanno contribuito, anche con risorse proprie, a far si che altre persone potessero trovare una collocazione. A questi si aggiunge la disponibilità di Medici senza Frontiere presenti sul territorio. Serrato il lavoro delle 2 mense per i poveri che preparano in media, in questo periodo ciascuna dai 65 agli 80 pasti da asporto al giorno. Caritas è inoltre impegnata a fornire pranzo e cena alle persone accolte a Un tetto per tutti e presso l'albergo Cantiani. Il Servizio di strada onlus ha svolto un capillare lavoro di monitoraggio e contatto con le persone in strada, portando loro cibo, vestiario mascherine e gel igienizzanti ma anche accompagnandole verso le strutture. Non sempre è stato facile perché alcune persone non sono disponibili ad accettare un accoglienza in struttura.

Soddisfazione ma anche  preoccupazione vengono espresse dall'assessore Emma Capogrossi. «La soddisfazione è data dal fatto che, ancora una volta,  si sono visti i risultati di un lavoro di rete non improvvisato ma programmato e curato nel tempo e che ha resistito anche all'inaspettata emergenza coronavirus  rispondendo con tenacia e perseveranza ai bisogni delle persone che, in stato di grave marginalità sociale, risultano ancora più a rischio di pagare le conseguenze della pandemia. La preoccupazione è causata invece dal fatto che non si è riusciti a collocare tutti né si riuscirà a supportare quelle persone che si stanno riversando sulla nostra città non avendo trovato risposte altrove». Ci sono poi persone che vivono in condizioni di clandestinità ed altre che, a causa di dipendenze attive o in stato di grave sofferenza psichica, risultano di difficile collocazione in strutture alberghiere o di accoglienza. Per queste situazioni sarebbe importante  una regia sovracomunale  che organizzi un'accoglienza soft   magari in tende da campo o container prevedendo al contempo l'esigenza di distanziamento sociale.
«Come Comune di Ancona - conclude l'assessore Capogrossi - non ci siamo tirati indietro ed i numeri parlano chiaro: auspichiamo ora che anche le altre istituzioni preposte, ciascuna per le proprie competenze, diano il loro apporto e contributo». 

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