«Il tavolo tecnico sull'Api è un'arma di distrazione di massa»

A meno di due settimane dall'incontro tra gli enti per valutare se la raffineria ha rispettato le prescrizioni ministeriali gli ambientalisti restano scettici sulla sua utilità

Foto di repertorio

La definiscono senza mezzi termini «una presa in giro, un'arma di "distrazione" di massa». E' tranciante il giudizio degli ambientalisti falconaresi sul tavolo che il prossimo 7 novembre si aprirà tra Regione Marche, Provincia di Ancona, Comune di Falconara, Arpam, Ars, Asur, vigili del fuoco, protezione civile per valutare se in questi mesi l’impianto petrolifero ha rispettato le prescrizioni impartite dal Ministero dell’Ambiente nel riesaminare l’Aia della Raffineria Api. Inutile perché, come ha spiegato l'avvocato Monia Mancini, «fin quando i decisori, che sono anche controllori, non metteranno mano alle cause, alle ragioni, ai motivi che sono alla fonte della necessità di sorveglianza (sanitaria, epidemiologica e ambientale) non ci sarà mai nulla di nuovo al fine di garantire ai cittadini di Falconara e non solo una qualità di vita migliore, specie in salute». Della serie: gli studi ci sono, è tempo di individuare le cause delle esalazioni, ponendo loro fine. Quando poi alle prescrizioni, quelle nuove arrivate a maggio 2018, più rigide perché figlie dell'incidente di aprile al serbatoio Tk61, i comitati Mal'aria e Ondaverde nutrono forti dubbi sulla loro consistenza. Dubbi dettati dallo storico. «E' in corso una grande operazione di distrazione di massa - dice l'avvocato Mancini - Perché all'incontro del 7 si parlerà ancora di monitoraggio, di dati riguardanti gli odori e i disagi, dunque gli effetti. Ma quando si andranno a verificare le cause che generano effetti? Quando si inzierà a controllare se gli effetti siano generati da eventuali prescirzioni imposte nell'AIA. Basta studi, basta monitoraggi. E' ora di prendere provvedimenti di fronte ad una serie di evidenze».

Quali? Ne fa un esempio Roberto Cenci: «il Ctr già nel 2002 aveva imposto la realizzazione del doppio fondo di molti serbatoi eppure nell'Aia del 2018 leggiamo che ci sono ancora serbatoi che ne sono privi. Eppure la legge Seveso è chiara: se le prescrizioni del Ctr non sono rispettate, lo stesso è tenuto a intervenire anche disponendo la sospensione dell'attività». Va bene che ci sono le proroghe. Ma proprio in riferimento a quelle prescrizioni, la raffineria, sarebbe rimasta in silenzio fino al 2010 per poi mettersi in regola in un periodo che sarebbe andato dal 2011 al 2014. Perché nessuno ha preso provvedimento? Il ctr sarebbe intervenuta con un diffida. «Poi però non si è saputo più nulla» ha ribadito Cenci. I due Comitati sono ancora in attesa di essere ricevuti in Prefettura e stanno pensando a una nuova protesta di piazza. Non c'è ancora una data ma l'esasperazione è tanta. Non così elevata come lo scorso aprile, quando dopo una settimana di aria irrespirabile piazza Mazzini si riempì di persone arrabbiate, ma comunque abbastanza (vedasi la manifestazione spontanea di giorni scorsi, ndr) da cercare di fare pressing sulle Istituzioni spingendole «a un cambio di passo. Le prescrizioni Aia sono richieste molto blande che, anche qualora applicate, non sortiranno effetto sulle esalazioni in corso. Chiediamo misure immediate, interventi efficaci».

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