“Basta distacchi, l’acqua è un diritto fondamentale”: i comitati dell’acqua in piazza

Il Coordinamento Provinciale "Acqua Bene Comune" lancia la sua proposta: 50 litri al giorno gratuiti e garantiti per ogni persona. E denuncia: "In bolletta voci di spesa che dovrebbero essere state tolte dal 2011"

Nel 2012 in provincia di Ancona sono stati eseguiti oltre 2800 distacchi del servizio idrico, di cui quasi mille nel solo comune capoluogo, circa 300 a Falconara e Jesi, 200 a Fabriano e Senigallia. Questo, in relazione alla popolazione residente, si traduce ad Ancona in un distacco ogni 100 abitanti, ovvero uno ogni 48 famiglie. In totale, nella provincia, più di 7mila persone sono rimaste senza acqua, un bene fondamentale per la vita”.

A denunciare la situazione è il Coordinamento dei Comitati “Acqua Bene Comune” della provincia di Ancona, che questa mattina ha incontrato i giornalisti nel corso di una conferenza stampa a Piazza Roma.
“Il distacco è un atto illegittimo” spiega Francesca Alberti, del Comitato di Ancona “Non ovviamente dal punto di vista della legge – che esiste – ma perché rendendo merce un bene fondamentale per la vita si nega per motivazioni economiche un diritto umano riconosciuto dall’ONU”.
Il paradosso è quello di avere un gestore pubblico – nel caso dell’AATO 2 (l’ente che governa il servizio idrico), che fa riferimento alla provincia di Ancona, ovviamente si parla di Multiservizi che è anche una Società per Azioni, e che quindi ha come compito primario quello di assicurare un profitto economico.
“Che ‘pubblico’ è” si chiede Evasio Ciocci, presidente marchigiano del Coordinamento, “Quello che ti toglie un diritto fondamentale per 30 euro di morosità?”.
La soluzione, allora, sarebbe quella di trasformare Multiservizi da società in azienda speciale di diritto pubblico, che passi dalla logica del profitto a quella del diritto e della tutela ambientale.
“Multiservizi prima era un consorzio, ovvero Gorgovivo” ricorda Enza Amici, del Comitato di Jesi “che poi è diventato un’azienda. La politica deve uscire dalla logica dei consigli di amministrazione e delle poltrone di nomina partitica”.

50 LITRI AL GIORNO. La proposta dei Comitati è di mettere a disposizione 50 litri al giorno d’acqua a persona, gratuiti e garantiti: questa è infatti la quantità minima necessaria per la sopravvivenza calcolata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (per capirci, con una sola doccia ne vengono consumati circa 100). Questo, spiegano i comitati, può essere fatto “caricando le tariffe per le fasce di consumo più elevate in modo da garantire la sostenibilità della gestione”.  Occorre però cambiare ottica, spiega Ciocci, passando da “Una logica di carità a una di solidarietà, superando i vecchi meccanismi basati sul calcolo ISEE delle famiglie a reddito più basso, che devono costantemente dimostrare la loro povertà e poi vengono mandate dalle aziende a chiedere i soldi per la bolletta ai Servizi Sociali. E non dimentichiamo” chiosa Ciocci “che le tariffe sociali sono comunque caricate in un modo o nell’altro sulle bollette degli altri utenti. Ma noi dobbiamo cambiare logica: è possibile che il cinismo sociale si fermi alla domanda ‘chi paga?’ e che si arrivi a negare un diritto vitale?”.

SOLDI NON DOVUTI.  Ma c’è dell’altro. “Ai cittadini che soffrono di questa ingiustizia” spiega ancora Ciocci, “ricordiamo che, dopo la vittoria referendaria, nel calcolo delle tariffe non avrebbe più dovuto essere computata la quota di remunerazione del capitale investito e che, di conseguenza, tutti i cittadini sono in credito con la società di gestione. Al contrario, nel silenzio di quasi tutti i sindaci dell’area AATO 2, la Multiservizi SpA ha continuato a pretendere in bolletta una somma che non le spettava sin dal lontano 21 luglio 2011”.

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