Coldiretti, la tradizione degli allevamenti di trote non conosce soste

Nonostante l’emergenza Covid, infatti, si è provveduto comunque all’immissione di 40 quintali di trote di medie dimensione e 5 quintali di avannotti tra gennaio e maggio

Allevamento trote

Anche l’acquacoltura marchigiana in difficoltà per l’emergenza Coronavirus. Un po’ per la chiusura imposta a tutto il canale della ristorazione nei mesi di lockdown ma anche per tutta l’economia legata agli allevamenti di pesci di acqua dolce, settore che rappresenta quasi la metà del comparto regionale con la provincia di Macerata sotto i riflettori per la storica tradizione degli allevamenti di trote. Proprio tra queste ultime c’è anche la Fario, che viene anche rilasciata nei fiumi marchigiani per il ripopolamento. Almeno questa parte è rimasta fuori dal blocco delle attività. Nonostante l’emergenza Covid, infatti, si è provveduto comunque all’immissione di 40 quintali di trote di medie dimensione e 5 quintali di avannotti tra gennaio e maggio. Pesci liberati, sotto il controllo degli uomini addetti alla vigilanza ittica, per ripopolare i corsi d’acqua ma anche favorire la pesca sportiva.

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L’emergenza sanitaria si è abbattuta su un settore che conta ben 60 attività (33 allevano pesci, 27 molluschi), cresciute di numero del 40% negli ultimi 5 anni secondo un’analisi di Coldiretti Marche su dati dell’Anagrafe zootecnica nazionale. Delle 25 attività che si occupano di acqua dolce, ben 15 sono maceratesi. Vasche anche storiche come quelle di Visso, le antiche peschiere del Cardinale Pietro Gasparri, e quelle di Castelsantangelo sul Nera e quelle di Sefro. Tutte zone che hanno avuto il loro bel daffare con il terremoto ma che riescono comunque a tenere accesa una luce di speranza nell’economia delle aree di interne.

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