Coldiretti Marche, gli agricoltori incontrano l'assessore Carloni

Tra le richieste Psr veloce, infrastrutture e fauna selvatica

L'incontro con l'assessore Carloni

Con appena il 35% della dotazione le Marche sono al penultimo posto tra le regioni per utilizzo dei fondi europei destinati all’agricoltura. Un punto discusso questa mattina, insieme a tanti altri come la gestione del territorio, delle risorse idriche, della fauna selvatica, dal consiglio regionale di Coldiretti Marche con il nuovo assessore regionale all’Agricoltura Mirco Carloni, ospite negli uffici della Baraccola anche per inaugurare la nuova sala convegni dell’associazione. Con presidenti e direttori regionali e provinciali, al confronto, tutti con mascherina e distanziati, anche Claudio Netti, presidente del Consorzio di Bonifica, Domenico Romanini, presidente di Bovinmarche, e Filippo Tramonti, presidente del Consorzio Agrario dell’Adriatico. Ne è nato un ricco confronto sui temi dello sviluppo dell’agricoltura, settore importante per l'economia, per il lavoro ma anche fondamentale nella gestione del territorio, nella tutela dell'ambiente e del turismo.  

«Se parliamo di Psr – ha detto Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche – dobbiamo sapere che ciò che non viene speso sono risorse sottratte agli investimenti sul territorio. Quello con l’assessore Carloni è stato un incontro proficuo, condotto in reciproca trasparenza. Come comparto economico stiamo vivendo un periodo di difficoltà ma siamo consapevoli che occorreranno capacità nel saper guardare oltre questa fase storica e tenacia nell’andare a sviluppare tutti i percorsi economici e politici per rendere l’agricoltura marchigiana ancora più forte». Per l’assessore Carloni «abbiamo davanti due fasi fondamentali come il Psr dei prossimi 7 anni e il Recovery Fund e quindi ritengo giusto confrontarci con le associazioni come Coldiretti per trovare insieme la strategia giusta. Ci sono molte proposte che arrivano da Coldiretti, come la valorizzazione delle filiere agricole, per far sì che chi vive e ha il coraggio di investire e restare sul territorio, soprattutto nella aree interne, possa farlo con soddisfazione economica».

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