Coldiretti Marche, persi altri 200 ettari di campagne

Al danno ambientale si aggiunge il fatto che su un territorio meno ricco e più fragile per il consumo di suolo si abbattono i cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire

Una campagna (foto di repertorio)

ANCONA - Cementificazione e abbandono delle terre coltivate. Nelle Marche sono quasi 65mila gli ettari di suolo consumato con un aumento di 201 ettari tra 2018 e 2019: in un anno una superficie superiore a 281 campi da calcio, secondo un’analisi di Coldiretti Marche su dati Ispra. In pratica ogni marchigiano, neonati compresi, si è visto cementificare circa 3 metri quadrati di terreno.

Al danno ambientale si aggiunge il fatto che su un territorio meno ricco e più fragile per il consumo di suolo si abbattono i cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire. La nostra regione ha il triste primato della maggior percentuale italiana (37,4%) di costruzioni realizzate in aree ad alta pericolosità idraulica. Tra le province quella che ha maggiormente aumentato la presenza di cemento è quella di Ancona (+ 73,5 ettari), seguita da Pesaro (+ 59), Macerata (36), Fermo (19) e Ascoli (13,2). Tra le città spiccano Fermo (17,5 ettari in meno), Fano (14,5) e Jesi (12,4). 

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«Per proteggere la terra e i cittadini che vi vivono – spiega Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche – dobbiamo difendere il nostro patrimonio agricolo e la disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività agricola. Se non poniamo un argine al consumo di suolo perdiamo un’opportunità in termini di sviluppo economico e occupazionale oltre al fatto che c’è un tema che riguarda l’ambiente, la sicurezza e la qualità della vita. Occorre accelerare sull’approvazione della legge sul consumo di suolo, ormai da anni ferma in Parlamento, che potrebbe dotare l’Italia di uno strumento all’avanguardia per la protezione del suo territorio».

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