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Coldiretti Ancona, il lavoro agricolo come fine pena dopo aver imparato nell'orto sociale del carcere

Un esempio di come l’orto sociale al quale Coldiretti Ancona partecipa attraverso i tutor di Federpensionati, produca non solo ortaggi, ma anche speranza

L’orto sociale in carcere, che vede protagonisti i tutor di Coldiretti Ancona, come possibilità di reinserimento sociale per un giovane detenuto che inizierà la prossima settimana a mettere in pratica quanto appreso negli ultimi due anni tra frutta e ortaggi nel carcere di Barcaglione. Stiamo parlando di un 29enne che, grazie a un progetto che nasce dalla collaborazione tra Comune di Ancona, Coldiretti Ancona e la casa circondariale dorica, potrà scontare l’ultimo anno di pena lavorando fuori dal carcere in un’azienda privata del settore agricolo. L’auspicio è quello di vedersi stabilizzare il contratto una volta libero. Un esempio di come l’orto sociale al quale Coldiretti Ancona partecipa attraverso i tutor di Federpensionati, produca non solo ortaggi, ma anche speranza. “Questa esperienza è testimone del grande valore sociale che l'orto in carcere rappresenta. Per questo motivo, Coldiretti Ancona continuerà ad investire in questo progetto affinché molti altri detenuti possano avere una seconda possibilità, un'opportunità di riscatto e una via di possibile integrazione lavorativa” commenta la presidente di Coldiretti Ancona, Maria Letizia Gardoni. L’orto sociale di Barcaglione produce ogni anno 30 quintali di ortaggi e frutta che poi vanno in autoconsumo interno ma anche in cassette che vengono distribuite ai famigliari dei detenuti. Non mancano momenti di svago in giornate che i detenuti passano con i famigliari in carcere come, ad esempio, la cocomerata organizzata lo scorso agosto.

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