Cna si scaglia contro la Gdo: «Basta grande distribuzione, meglio i piccoli negozi»

Santini (Cna): «Si rischia di creare una un ampio territorio completamente antropizzato dalla distribuzione di massa»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AnconaToday

Se non si possono bloccare, in forza della Legge Bersani e come conseguenza dello spinto liberismo europeo, che almeno se ne governino i processi in maniera severa e rigorosa e se ne pianifichi in maniera razionale eventuali scongiurabili ulteriori insediamenti. Questo è ciò che la CNA responsabilmente sta ripetendo in più occasioni ai Candidati alle prossime elezioni regionali.

Il perché è nell’oggettività dei numeri. Mentre la grande distribuzione alimentare nel semestre scorso, sulla scorta anche del Covid, ha continuato a crescere in volumi e fatturato, nel nostro territorio provinciale il saldo natimortalità delle imprese iscritte all’albo segna un -552, ovvero 1435 cessate, contro le 883 nate, di cui la zona di Ancona ne conta -148 (349 cessate e 201 nate). In questo quadro inedito e desolante, il commercio alimentare al dettaglio, in controtendenza rispetto ai grandi centri commerciali continua a perdere pezzi e nel primo semestre si contrae di ulteriori quattro unità (6 cessate e 2 nate). In buona sostanza mentre assistiamo alla nascita di una nuova unità commerciale di media dimensione il territorio anconetano ne lascia per strada quattro piccole. Se il fatto suddetto preoccupa la CNA, siamo certi che siano altrettanto pensierose le Istituzioni, deputate a garantire l’interesse pubblico, contro il consumo indiscriminato del territorio, attente a privilegiare un processo di recupero regolato e armonizzato con il contesto urbano dei contenuti dismessi, eludendo in ogni modo investimenti miopi, fittizi e speculativi con promesse infrastrutturali faraoniche.

Di grandi centri commerciali alimentari non ne abbiamo assolutamente bisogno, specie alla Baraccola, una delle aree più antropizzate d’Italia in rapporto alla popolazione, che ha fatto scivolare a valle flussi di acquirenti dai centri urbani della vallata, contribuendone alla loro progressiva desertificazione commerciale e depauperamento sociale. La CNA chiede alle Istituzioni locali e regionali di privilegiare e sostenere concretamente i piccoli insediamenti artigianali e commerciali nell’area a sud di Ancona, ampia e composita in tipologia e dimensioni di aziende, purché non siano l’ennesima sovrapposizione merceologica e siano guidati da imprenditori locali, in una visione d’insieme e di ampio respiro temporale, anche in forma aggregata per consentire economie di scala e sostenibilità occupazionale. Noi continueremo a fare la nostra parte, cioè tifare e sostenere la nascita di tante piccole realtà nell’aerea in esame, anche di giovani in forma associata nei servizi ad imprese e cittadini, con una logica lungimirante e uno spirito innovativo (spin-off, incubatori, coworking), guidare e assistere imprese di produzione a diversificare e cogliere le opportunità della loro filiera commerciale, agevolare il difficile passaggio generazionale nelle piccole attività commerciali per non farle morire, diffondere ogni forma di espressione imprenditoriale che valorizzi le tradizioni enogastronomiche locali. Questa è la nostra via maestra, per uno sviluppo che non dovrà essere in mano a pochi interessi di parte, che omologano e elemosinano finché conviene per poi lasciare vuoti incolmabili, ma viceversa sappia coniugare e diffondere il legame con il territorio e la passione per la riscoperta delle trazioni anche culinarie, partendo dall’agricoltura alla cucina, passando per i prodotti tipici nostrani.

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