Un anconetano nella "casa" della Callas, l’allievo di Corelli conquista il Metropolitan di New York

Il tenore Luciano Cirilli Fioravanti tornerà a esibirsi alla Carnegie Hall tra pochi giorni ma prima di partire lancia una frecciata alla sua città

Luciano Cirilli Fioravanti

Figlio d’arte e talento precoce e allievo di Franco Corelli. Luciano Cirilli Fioravanti, tenore anconetano, ha perfezionato la tecnica di canto proprio dal grande artista scomparso nel 2003, che per lui era diventato negli anni un fratello maggiore. L’amicizia con Corelli e una tecnica simile nel canto gli hanno spalancato le porte di New York. «Ho studiato e lavorato tanto, ma l’amicizia con lui mi ha aiutato indirettamente perché in America dopo Gesù c’era Franco Corelli e quando i manager sentivano che ero suo amico, che venivo dalla sua stessa città e che avevo una tecnica simile alla sua mi contattavano». Negli anni ’90 Luciano si è esibito più volte alla Carnegie Hall, la più famosa sala concerti del mondo, e ci tornerà il prossimo 5 giugno per un concerto con altri grandi artisti del Metropolitan Opera House. Il 60enne anconetano sarà l’unico artista a rappresentare l’Italia sulle note di “E lucevan le stelle” tratto dalla Tosca, “Nessun dorma” tratto dalla Turandot e altri capolavori dell’Opera. Poco prima di tornare in America Luciano lancia un appello che ha il sapore della polemica. «Il teatro delle Muse è intitolato a Franco Corelli, ma non c’è nessuna scritta sulla facciata. Dov’è questa intitolazione? La trovi in piccolo sul tabellone degli eventi, sembra che la città si vergogna di lui». 

La storia artistica di Luciano inizia negli anni ’60 proprio in casa sua. Mamma Madera era una nota cantante lirica amica della famiglia Corelli e la musica è entrata subito nella vita di Luciano, che a 17 anni ha iniziato a prendere lezioni di canto tenute da Carlo Scaravelli, collaboratore di Corelli, alle Muse. Corelli lo conobbe davanti al teatro e a un caffè, il primo dei tanti, e il grande tenore si fermò ad assistere alle lezioni del giovane artista. «So che rimase estasiato». L’amicizia tra due crebbe di pari passo con l’abilità di Luciano, che a Corelli chiedeva spesso consigli fino a imparare tutte e tre le tecniche usate dal grande tenore: «Diceva che voleva e poteva aiutarmi, io gli risposi più volte che se avessi sfondato lo avrei fatto con il mio lavoro perché avrei voluto testare la mia idoneità a quel mondo». Arrivarono le prime esibizioni: nel 1980 Luciano fu finalista a Parma al concorso della Corale Verdi, l’anno successivo al Metropolitan di Ancona si esibì in un concerto dedicato a Beniamino Gigli. Quella sera Renata Tebaldi era ospite d'onore e sul palco si esibì Daniela Dessì, che sarebbe diventata una delle più grandi soprano dopo gli anni '90. Nel ’92 ecco il debutto in terra straniera con concerti in Germania e Spagna. Le porte degli Stati Uniti si aprirono nel 1995 con la prima audizione alla Carnegie Hall: «Mi esibivo prevalentemente in opere pucciniane e francesi- racconta Luciano- cantavo El Cid, la Tosca, Romeo e Giulietta, Turandot. Contemporaneamente avevo firmato un contratto di copertura alla Metropolitan.». L’accordo lo impegnava nella sostituzione di grandi artisti come Pavarotti, Placido Domingo o José Carreras nel caso in cui questi per un motivo contingente avessero rinunciato all’esibizione. In una serata a Sivilia Luciano fu il vice di Placido Domingo ne "Le Cid" di Jules Massenet.

In carriera ha conosciuto anche il celebre soprano spagnolo Monserrat Caballé e il fratello Carlos, uno dei più grandi agenti del mondo nel settore. Ha conosciuto anche Renata Tebaldi anche se in modo meno approfondito: «Pochi sanno che era in parte anconetana, il padre era primo violoncellista alle Muse e lei era alloggiava per buona parte dell’anno all’hotel Passetto che all’epoca gestiva sua zia».Proprio negli Stati Uniti ritrovò Corelli: «Lo chiamavo per chiedergli consigli, una volta lo invitai a un mio concerto, lui inizialmente rifiutò ma la moglie lo spinse a venire». Nell’aneddoto Luciano racconta tutto l’essere schivo del grande artista: «Alla fine venne, barattò il biglietto da prima fila che gli avevo fatto avere con uno dei posti in fondo e finita l’esibizione se ne andò subito coperto da giacca e cappello. Non era uno che si concedeva». La Carnegie Hall potrebbe ospitare un secono concerto nei prossimi mesi: «Se dovesse andare in porto è giù stata chiesta la disponibilità di un'altra artista anconetana, la pianista e mia accompagnatrice Debora Vico» ha concluso Luciano.


 

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