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Sabato, 22 Giugno 2024
Cronaca Sassoferrato

Spara al cinghiale e lo porta a macellare, per il veterinario è stato investito. Assolto il cacciatore

Ci sarebbe stato uno scambio di animale al centro di raccolta carni. Fine dell'incubo giudiziario per un 64enne che aveva aderito alla campagna come selecontrollore all'interno del Parco Gola della Rossa e Frasassi

SASSOFERRATO - Porta a macellare un cinghiale di 60 chili che aveva abbattuto con un colpo di fucile e dopo tre giorni il veterinario fa una relazione che l'animale sarebbe morto perché ucciso da un'auto che lo ha investito. Con l'accusa di falso ideologico commesso da privato in atto pubblico un cacciatore di Arcevia, 64 anni, si è trovato a processo al tribunale di Ancona davanti alla giudice Alessandra Alessandroni. Il 64enne aveva portato l'ungulato al centro di raccolta cari di Sassoferrato, come prevede l'accordo con il Parco Gola della Rossa e Frasassi dove, al suo interno, è consentito in determinati periodi dell'anno l'abbattimento di cinghiali per contenere la specie in eccesso.

Ieri il cacciatore è stato assolto per insufficienza di prove. La difesa dell'imputato, rappresentata dall'avvocato Alberto Bomprezzi, ha spiegato nella sua arringa come al centro raccolta carni sono circolate due schede sul cinghiale, una relativa a quella di un animale del peso di 60 chilogrammi, con la firma nel documento dell'imputato e dove il cinghiale era morto per la fucilata, e una seconda scheda di un esemplare femmina, di 43 chili con i segni di un investimento di auto rilevati dal veterinario e dopo tre giorni dalla consegna dell'ungulato del cacciatore arceviese. Non poteva essere lo stesso animale anche perché con pesi diversi. Il secondo inoltre aveva una documentazione mai sottoposta al cacciatore selecontrollore. L'abbattimento dell'ungulato risale al 7 maggio del 2019 ed è avvenuto nell'area parco sotto il comune di Arcevia. Per la macellazione è stato portato al centro raccolta carni di Sassoferrato e consegnato all'addetto del mattatoio che ha fatto firmare al cacciatore l'avvenuta consegna. Tre giorni dopo è stato il veterinario preposto ai controlli a contestare come era avvenuta l'uccisione. Forse uno scambio di cinghiale.

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